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L'arrivo all'immortalità degli esseri viventi ...

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LE PRINCIPALI BATTAGLIE NAVALI DELLA STORIA
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zmassimo

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MessaggioInviato: Gio Giu 02, 2005 8:19 pm    Oggetto: Oooh ! LE PRINCIPALI BATTAGLIE NAVALI DELLA STORIA
Descrizione: ...Un gran pezzo di storia delle guerre
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SALAMINA
Il 23 settembre del 480 a.C. la flotta greca, al comando di Temistocle, si scontra con la flotta persiana, guidata da Serse, presso l'isola di Salamina, nella baia di Eleusi.
La flotta greca si schiera con il grosso delle navi al centro, un'ala destra e un'ala sinistra; quella persiana si dispone su tre linee, ma è costretta a dividersi in colonne per superare una piccola isola.
I comandanti greci lanciano le loro navi in una serie di attacchi convergenti con l'intento di speronare le navi nemiche, in quanto le loro unità sono di costruzione più solida.
Al tramonto i persiani hanno ormai perso oltre 200 navi, i greci circa 40; la battaglia lascia la flotta persiana semidistrutta e l'esercito isolato in terra straniera; Serse ordina la ritirata.

MILAZZO
Nel 260 a.C. Roma invia una flotta, comandata da Gaio Duilio, nelle acque della Sicilia settentrionale; suo compito è annientare i cartaginesi che, con le loro navi, interrompono i collegamenti tra le legioni romane che combattono in Sicilia e le coste del Basso Tirreno.
Duilio usa una nuova arma: il corvo, passerella munita di uncino che viene fatta cadere sul ponte delle navi nemiche e vi si conficca permettendo ai soldati romani di irrompere a bordo.
La flotta cartaginese è guidata da Annibale, un omonimo del grande generale, il quale sottovaluta le capacità dei romani e si avvicina a loro in formazione sparsa; i cartaginesi vengono colti completamente di sorpresa e vinti nel combattimento corpo a corpo a bordo delle unità.
La flotta di Cartagine dopo aver perso 50 navi si dà alla fuga; Roma, dopo la battaglia, diventa una vera potenza navale aiutata dall'avere il controllo su tutti i porti greci dell'Italia meridionale.

AZIO
Il 2 settembre del 31 a.C. la flotta di Ottaviano, futuro imperatore Augusto, si scontra con quella di Marc'Antonio, considerato traditore di Roma poichè ha ripudiato la moglie Ottavia e sposato Cleopatra, regina d'Egitto.
Marc'Antonio, sconfitto in Grecia dal generale Marco Vipsanio Agrippa, decide di imbarcare i suoi soldati superstiti sulle navi egiziane, fa bruciare le unità eccedenti e tenta di forzare il blocco imposto dalle navi romane; egli rimane con 250 navi contro 400.
Un amico di Marc'Antonio, Quinto Dellio, diserta il giorno precedente e consegna il piano di battaglia ad Agrippa. Marc'Antonio dispone di navi grandi e potenti, Agrippa di "liburne", galere da guerra leggere, veloci e manovriere.
L'ala sinistra della flotta egizia avanza; la flotta romana tenta una manovra di aggiramento; la distanza tra le navi aumenta; Cleopatra getta nella mischia la sua squadra navale personale, ma visto l'insuccesso, ordina di far rotta verso l'Egitto; anche Marc'Antonio si ritira e segue Cleopatra; il grosso della flotta egizia, circa 185 unità, resiste fino all'imbrunire, poi cessa ogni resistenza; i romani bruciano le navi nemiche.
L'anno successivo Ottaviano sbarca in Egitto; Marc'Antonio e Cleopatra si suicidano.

SVOLDER
Battaglia navale vichinga, si svolge nell'anno 1000 tra una flotta svedese e danese da una parte ed una, inferiore di numero, norvegese dall'altra.
Il re norvegese Olaf, a bordo della sua imbarcazione "Lungo Serpente" e seguito da altre dieci navi, viene intercettato al largo di Svolder, da oltre 70 navi svedesi e danesi; preferendo la morte al disonore egli si ferma e accetta il combattimento; ordina alle proprie navi di disporsi in linea di fila e di legarsi insieme creando una vera e propria fortezza galleggiante.
Il conte norvegese Erik, divenuto capo della formazione alleata e di tutti i norvegesi contrari alla politica di Olaf, ordina di attaccare le navi più esterne della linea di Olaf, catturandole una ad una; quando Olaf rimane con il solo "Lungo Serpente" si getta in mare per sfuggire alla cattura, andando però incontro a morte certa.

DOVER
Questa battaglia è combattuta il 24 agosto 1217 nel Canale della Manica tra forze francesi e forze anglosassoni.
I francesi erano sbarcati in Gran Bretagna l'anno precedente per sfruttare la guerra civile a loro vantaggio; il re di Francia, Filippo, desidera abbandonare l'impresa, ma la regina, Bianca di Castiglia, lo incita a proseguire e raduna una flotta per portare rinforzi alle truppe in Gran Bretagna.
La flotta britannica, presso le isole Sandwich, lascia passare le navi francesi poi si mette dietro di loro e, sfruttando il vento favorevole, le attacca di poppa; i francesi, costretti ad una conversione controvento, disperdono la loro formazione; inoltre gli anglosassoni lanciano polvere di calce al vento per accecare il nemico.
I francesi, nonostante la superiorità numerica, sono presto sopraffatti e le loro navi saccheggiate; è la prima vittoria britannica dei futuri sei secoli di rivalità con la Francia, nonchè la prima battaglia combattuta manovrando con le vele.

LE BATTAGLIE TRA LE REPUBBLICHE MARINARE
Il declino dell'Impero Bizantino come potenza navale nel 1204 segna la nascita delle Repubbliche Marinare, rivali tra loro a causa delle concessioni commerciali; Pisa viene distrutta da Genova, come potenza marittima nello scontro della Meloria il 6 agosto 1284.
Genova e Venezia utilizzano galere, navi tonde e cocche e il loro scopo non è distruggere le navi nemiche, bensì arrembarle e catturarle insieme al loro carico..
Una serie di scontri navali tra il 1257 ed il 1271 vede i genovesi sconfitti e obbligati a cedere il commercio nel Levante ai veneziani.
Nel 1298, al largo della costa dalmata, Genova ottiene una completa vittoria nella battaglia di Curzola che le assegna il monopolio del commercio in Mar Nero.
Nell'agosto 1353, nella battaglia di Capo Galera al largo di Alghero, i genovesi sono duramente sconfitti dai veneziano-aragonesi; l'anno successivo Genova si prende la rivincita lungo le coste greche della Morea sgominando la flotta di Venezia; nel 1373 i genovesi conquistano Cipro senza opposizione da parte dei veneziani.
1378: la flotta veneziana di Vettor Pisani sconfigge quella genovese al largo di Anzio. 1379: nella battaglia di Pola la flotta genovese attacca con impeto, cattura 2.000 prigionieri e occupa l'isoletta di Chioggia a pochi chilometri da Venezia; 1380: i difensori genovesi di Chioggia si arrendono per mancanza di rifornimenti.
Nel 1391 le due Repubbliche Marinare, esaurite dalle guerre, accettano la Pace di Torino; Genova inizia il proprio declino divenendo, nel 1396, un protettorato francese; Venezia diventa la prima potenza navale del Mediterraneo fino all'espansione dell'Impero Ottomano verso il 1500.

SLUIS-L'ECLUSE
Combattuta il 24 giugno 1340, la battaglia di Sluis (per la Gran Bretagna) o di L'Ecluse (per la Francia), vede la flotta britannica, guidata personalmente da Edoardo III, opposta a quella francese per il possesso del Canale della Manica.
I francesi dispongono di 140 navi da guerra cariche di truppe e di centinaia di navi minori, mentre gli anglosassoni hanno 117 navi cariche di soldati appoggiate da 250 navi trasporto; la flotta francese è ancorata in acque fiamminghe e non da' segno di volersi muovere; Edoardo decide di attaccare le navi nemiche all'ancora confidando nella lunga gittata di tiro dei suoi archi.
Il re britannico spiega le proprie unità in tre divisioni, con le navi più potenti in testa e, appena il vento è favorevole, dirige verso l'avversario; segue un combattimento furibondo che si protrae fino al calar della notte quando anche le ultime resistenze francesi sono annientate; i francesi perdono 25.000 uomini contro 4.000 anglosassoni; è la prima battaglia manovrata nella Guerra dei Cent'anni.

PREVESA
Il 27 settembre 1538, nelle acque greche di Prevesa, si scontrano la flotta turca, con 122 galere, e quella alleata, veneziana, genovese, spagnola e pontificia, comandata dal genovese Gianandrea Doria.
L'anziano ammiraglio si trova a dover integrare navi di quattro nazionalità, nonchè navi a vela con navi a remi; egli non spinge a fondo il suo attacco nonostante la sua superiorità numerica lasciando ai turchi il dominio delle acque greche.

LEPANTO
La battaglia navale di Lepanto, combattuta tra la flotta della Lega degli Stati Cristiani e la flotta dell'Impero Ottomano, è uno degli scontri più decisivi di tutti i tempi.
Nel maggio 1571 la Lega (Venezia, Genova, Spagna e Stati Pontifici) si impegna a fornire 300 navi per contrastare la minaccia turca; don Juan d'Austria, di soli 25 anni, è nominato grande ammiraglio; ai suoi ordini si radunano 209 galere (o galee), 24 vascelli, 70 fregate e brigantini, e 6 galeazze veneziane, queste ultime imponenti e dotate di cannoni a lunga gittata; a bordo si trovano 51.000 marinai e rematori e 29.000 soldati.
Il 7 ottobre la flotta turca di Alì Pascià, 222 galere e 60 galeotte, lascia Lepanto nel Golfo di Corinto, ed è in vista dell'avversario presso il Golfo di Patrasso; entrambe le flotte assumono la formazione classica: forza principale al centro e due ali esterne.
Il centro della flotta della Lega è costituito da navi di nazionalità mista guidate da Marcantonio Colonna e Sebastiano Venier; l'ala destra, formata da genovesi e mercenari toscani, è al comando di Gianandrea Doria; l'ala sinistra è composta dai veneziani di Agostino Barbarigo; dietro di loro c'è una riserva di 35 galere capitanate dallo spagnolo De Bazan; al centro dello schieramento l'ammiraglia di don Juan; le sei galeazze armate stanno in posizione avanzata in linea di fila, pronte ad aprire il fuoco.
Sotto il fuoco dei cannoni a lunga gittata la formazione turca si sbanda; Alì Pascià avanza con il centro, ma le sue ali cercano lo scontro in modo indipendente; l'ala sinistra si abbatte su Barbarigo uccidendolo; Doria si porta pericolosamente al largo per intercettare l'ala destra turca; a mezzogiorno il centro turco è in contatto con quello cristiano e gli archibugieri spagnoli, ottimi tiratori, abbattono i marinai ottomani.
Dopo aver annientato il grosso della flotta turca, don Juan si trova alcune navi dell'ala destra turca, sfuggite all'inseguimento del Doria, di poppa; De Bazan, con la sua riserva, si getta contro di loro; la testa di Alì Pascià, issata su una picca, viene mostrata ai suoi marinai e le superstiti forze turche si arrendono.
Di tutta la flotta turca si salvano 16 galere che fuggono verso il porto di Lepanto; la flotta cristiana perde 15 galere e 15.000 uomini, ma uccide 30.000 nemici, cattura 8.000 prigionieri e libera 10.000 cristiani costretti a remare come schiavi sulle galere turche.

LIZARD POINT
Presso Lizard Point in Cornovaglia, il 31 luglio 1588 si scontrano la flotta britannica e quella spagnola, l'Invencible Armada; la prima con 129 navi, comandata da lord Howard; la seconda, con 130 navi più alcune galeazze, guidata dal duca di Medina-Sidonia, deve incontrare la piccola flotta del duca di Parma al largo della costa olandese e tentare l'invasione della Gran Bretagna.
I britannici si dividono in quattro squadre e aprono il fuoco; gli spagnoli mantengono una formazione serrata e risalgono la Manica; seguono scambi di colpi sporadici per alcuni giorni.
Il 6 agosto gli spagnoli gettano l'ancora a Calais aspettando notizie del duca di Parma, il quale è invece a Bruges; Howard fa preparare 8 brulotti, vecchie navi riempite di paglia imbevuta di pece che, incendiate vengono lanciate a vele spiegate e timone legato contro gli spagnoli alla fonda; inoltre i cannoni dei brulotti vengono dotati di micce lunghe, accese prima dell'azione.
Il Medina fa tagliare le ancore per allontanarsi velocemente lungo le coste britanniche, inseguito dall'avversario; poi una bufera spinge le superstiti navi dell'Invencible Armada contro gli scogli della Scozia: la flotta spagnola è perduta.

FLORES
La battaglia si combatte il 10 settembre 1591; la flotta spagnola che porta l'oro dalle Antille alla Spagna, passando per le Azzorre, comprende 20 grandi navi e 35 piccole; la flotta della Gran Bretagna è costituita dalle 6 migliori navi della marina da guerra pìù una che pattuglia la costa spagnola.
Le navi spagnole, provenienti da Est, tagliano la strada ai britannici, diretti a Nord Est, presso Flores nelle isole Azzorre; lord Howard ordina la ritirata, consapevole di essere in enorme svantaggio numerico; la "Revenge" resta tagliata fuori e viene circondata dalle unità spagnole; combatte per quindici ore poi affonda.

LE GUERRE ANGLO-OLANDESI
La prima guerra anglo-olandese inizia il 29 maggio 1652 al largo di Dover con uno scontro tra 12 navi guidate da Blake e 24 navi comandate dall'ammiraglio olandese Tromp; al calar della notte, dopo aver perso due unità, Tromp si ritira.
Il 10 dicembre Blake si batte con 37 navi contro le 95 di Tromp e viene sconfitto; seguono scontri navali il 28 febbraio 1653, il 12 giugno ed il 10 agosto senza alcuna vittoria decisiva da ambo le parti; il 15 aprile 1654 termina la prima guerra su condizioni favorevoli alla Gran Bretagna.
Nell'aprile 1665 la flotta britannica cattura 8 mercantili olandesi; la flotta olandese la insegue, ma il 13 giugno viene sconfitta perdendo 31 navi; l'11 giugno 1666, nella Battaglia dei Quattro Giorni, gli anglosassoni perdono 10 navi contro 5 olandesi; nel giugno 1666 gli olandesi incrociano nell'estuario del Tamigi, ma il 5 agosto la flotta britannica blocca le coste olandesi e dà alle fiamme la flotta olandese delle Indie Orientali, giunta da poco; la seconda guerra anglo-olandese termina nel luglio 1667.
Il 13 marzo 1672 sir Holmes attacca la flotta olandese presso l'isola di Wight; il 7 giugno le navi olandesi guidate dall'ammiraglio De Ruyter attaccano alla fonda le navi alleate di Gran Bretagna e Francia, che avrebbero dovuto invadere l'Olanda; il 21 agosto 1673 De Ruyter ferma gli alleati al largo della costa olandese; nel febbraio 1674 termina la terza guerra anglo-olandese.

BEACHY HEAD E LA HOGUE
Al mattino del 10 luglio 1690 la squadra navale olandese, avanguardia della flotta alleata anglo-olandese, attacca l'avanguardia della flotta francese presso l'isola di Wight; due ore dopo la squadra navale britannica entra in combattimento contro il grosso della forza francese, poi verso sera si ritira.
Il 27 maggio 1692 le due flotte entrano nuovamente in contatto; l'azione è ostacolata prima dal calar del vento, poi dal sopraggiungere della nebbia fitta; i francesi si ritirano nei porti, gli alleati li inseguono e distruggono diverse navi.

VELEZ - MALAGA
Il 2 agosto 1704 una flotta anglo-olandese entra nella rada di Gibilterra (la Rocca prende il nome dall'arabo Gebel Tarik, Monte di Tarik, conquistatore moresco della Rocca all'inizio dell'VIII secolo) e sbarca fanti di marina per tagliare le comunicazioni tra la Rocca e la Spagna.
Il comandante britannico Rooke chiede la resa al governatore di Gibilterra, che però rifiuta; il 4 agosto 12 navi di linea britanniche e 6 olandesi iniziano un cannoneggiamento che dura sei ore; a questo punto il governatore spagnolo chiede la resa e si ritira; per un anno intero gli spagnoli e i loro alleati francesi tentano di riconquistare la Rocca, ma dopo tre pesanti sconfitte rinunciano all'impresa.
Il 19 agosto Rooke avvista una forza navale francese e si lancia all'inseguimento; il giorno 22 le navi francesi si riuniscono con una flotta di maggiori dimensioni al largo di Velez-Malaga e accostano sottovento alla flotta anglo-olandese pronti al combattimento.
Le navi di linea di Rooke hanno bisogno di manutenzione e quindi sono meno manovrabili di quelle francesi; inoltre, dopo il cannoneggiamento della Rocca, sono a corto di munizioni; dal mattino fino all'imbrunire le due flotte avversarie si sparano a distanza ravvicinata, poi nel primo pomeriggio l'avanguardia francese cede e si ritira, seguita poco dopo dalla retroguardia.
Gli anglo-olandesi si trovano senza munizioni: l'unica loro speranza rimane l'abbordaggio dei vascelli nemici, ma i francesi non si lasciano avvicinare; il sopraggiungere del buio notturno fà cessare lo scontro ed entrambi i contendenti si impegnano ora a rimorchiare le navi danneggiate; la battaglia termina in parità per numero di morti e feriti e nessuna nave viene affondata o catturata dal nemico; la Rocca di Gibilterra rimane un possedimento britannico.

QUIBERON
Nel novembre 1759 la flotta francese esce da Brest subito dopo una tempesta; sir Hawke, il comandante britannico, aveva lasciato alcune fregate a pattugliare la costa francese e l'uscita delle navi non passa inosservata.
I francesi si mettono in caccia delle fregate britanniche, ma subito dopo avvistano l'intera flotta di Hawke che naviga verso di loro e fanno rotta verso la baia di Quiberon in cerca di scampo; all'ingresso della baia le navi francesi vengono raggiunte e sottoposte a bordate di cannoni.
I francesi perdono 7 navi nella battaglia e questa sconfitta porta il re di Francia Luigi XV ad abbandonare i suoi propositi di invasione della Gran Bretagna.

CHESAPEAKE
Questa battaglia viene combattuta il 5 settembre 1781 tra una flotta britannica, comandata dall'ammiraglio Graves, e una flotta francese, guidata dall'ammiraglio De Grasse, nella baia americana di Chesapeake, ed è decisiva per l'esito della guerra d'indipendenza americana.
L'ammiraglio De Grasse era partito dalle Indie Occidentali con 21 navi e 3.500 soldati destinati a rinforzare l'esercito del generale Washington che fronteggiava i britannici; giunto nella baia viene raggiunto da altre otto navi francesi.
L'ammiraglio Graves dispone di 19 navi e naviga per portare rinforzi alle truppe britanniche di terra; nessuno dei due ammiragli sa che il proprio avversario è in mare ed entrambi vengono colti di sorpresa quando avvistano il nemico.
Il comandante britannico, mancando di originalità, ordina alle sue navi di disporsi in linea per il combattimento e, mentre la sua flotta esegue l'ordine, i francesi si apprestano al combattimento; solo le navi al centro della formazione britannica possono sparare contro i francesi, poichè le ali e la retroguardia dovrebbero disubbidire all'ordine del loro ammiraglio per poter manovrare.
Le due flotte restano in vista l'una dell'altra per un paio di giorni, poi Graves decide di ritirarsi a New York; i francesi sbarcano i loro rinforzi e l'esercito americano sconfigge le truppe britanniche.

LES SAINTES
Il 12 aprile 1782, alle prime luci dell'alba, la flotta britannica di Rodney e quella francese di De Grasse formano la tradizionale linea di combattimento nel passaggio di Les Saintes, tra Guadalupa e Dominica.
I francesi hanno il vantaggio del vento e le navi di testa incrociano quelle nemiche; poi il vento cambia improvvisamente costringendo gli equipaggi a lottare con le vele; nella linea francese si aprono due varchi e subito una divisione navale britannica si infiltra in uno di essi.
I britannici catturano 5 navi francesi, tra cui l'ammiraglia di De Grasse; una divisione britannica insegue le navi francesi in fuga e ne cattura altre 4; inizia la serie dei trionfi della Gran Bretagna.

IL GLORIOSO PRIMO GIUGNO
La battaglia combattuta il 1° giugno 1794 in mezzo all'Atlantico è il primo scontro tra Gran Bretagna e Francia nelle guerre che vanno dal 1793 al 1815 e che fanno della prima la padrona dei mari.
Nel maggio 1794 l'ammiraglio Howe, con la flotta della Manica, prende il mare per intercettare i francesi; il giorno 28 avvista le navi nemiche a 10 miglia; al mattino del 1° giugno lo scontro è imminente, poi diviene una mischia generale.
I francesi perdono 7 navi, 3 affondate e 4 catturate, e le navi superstiti tornano in patria cariche di feriti e danneggiate; i britannici non accusano perdite di navi, solamente danni.

CAPO SAN VINCENZO
Capo San Vincenzo, noto anche come la "Battaglia di San Valentino", si combatte il 14 febbraio 1797 tra britannici e spagnoli al largo della costa spagnola.
Il timore della Gran Bretagna è veder riunite le flotte spagnola e francese, quindi cerca di intercettare le navi spagnole all'uscita dai loro porti; la flotta spagnola esce da Cartagena con 27 navi e si scontra con la flotta britannica formata da 15 navi.
L'ammiraglio britannico Jervis, coadiuvato dal contrammiraglio Nelson, attacca confidando nella scarsa preparazione degli artiglieri spagnoli; il combattimento cessa con l'oscurità e con la cattura di 4 navi spagnole nonostante l'inferiorità numerica britannica.

ABUKIR
Il 19 maggio 1798, per volere di Napoleone, una flotta francese di 400 navi trasporto truppe, scortate da 21 navi da guerra e da parecchie navi veneziane, prende il mare dai porti del Mediterraneo.
La notizia raggiunge la Gran Bretagna, ma la destinazione della spedizione resta ignota; si fanno supposizioni: Napoli, il Portogallo, l'Irlanda; la flotta al largo di Cadice è incaricata di inviare una squadra in Meditarraneo: questa è comandata dal giovane contrammiraglio Nelson.
Al largo della Sardegna la squadra di Nelson incappa in una tempesta e viene danneggiata; il 7 giugno viene rinforzata da altre navi, disponendo in tutto di 13 unità; Nelson viene a sapere che la flotta francese ha occupato Malta ed è ripartita.
Nelson stima che i francesi possano aver fatto rotta verso l'Egitto e il 29 giungo si porta presso Alessandria d'Egitto, ma non vede navi nemiche e fa rotta sulla Sicilia; in realtà i francesi sbarcano proprio in Egitto il giorno successivo.
Il 29 luglio la notizia raggiunge Nelson che torna immediatamente ad Alessandria ed il 1° agosto si lancia sulle navi francesi; il comandante francese Brueys, all'ancora da tre settimane, poco aveva fatto per rendere sicuro l'approdo: le navi erano distanti da terra e tra di loro.
Nel tardo pomeriggio, mentre già la luce si affievolisce, le navi britanniche si portano all'interno della linea francese e battono duramente il nemico con i loro cannoni; verso le 4 di notte i francesi ammainano la bandiera e si arrendono.
Nella battaglia di Abukir, detta anche del Nilo, la marina francese perde parecchie navi di linea, mentre i britannici nessuna; essi subiscono solo danni che riparano utilizzando materiale delle navi nemiche catturate; Napoleone resta in Egitto senza navi e perde il dominio del Mediterraneo.

TRAFALGAR
Napoleone prepara un grandioso piano: la flotta francese di Tolone, comandata dal Villeneuve, deve unirsi alla flotta spagnola di Cadice, comandata dal Gravina e dirigere sulle Indie Occidentali; la flotta francese di Brest, guidata da Ganteaume, deve anch'essa attraversare l'Atlantico e portarsi alle Indie; le tre flotte, raccolte tutte le navi francesi e spagnole dei Caraibi, devono poi riattraversare l'Atlantico e liberare il canale della Manica dalle navi britanniche per permettere l'invasione della Gran Bretagna.
Ma i britannici contrastano il piano napoleonico: la flotta di Nelson blocca Tolone, la flotta di Ordse blocca Cadice e quella di Cornwallis blocca Brest; il 30 marzo 1805 Villeneuve riesce a uscire da Tolone con 19 navi ed il 9 aprile si riunisce a Cadice con 6 navi di Gravina; poi gli alleati raggiungono la Martinica a metà maggio; Nelson insegue la flotta nemica.
La flotta francese di Brest è però bloccata in porto; non vedendola arrivare Villeneuve decide di tornare in Francia, sempre tallonato da Nelson; Cornwallis, mantenendo il blocco di Brest, rinforza la flotta di Calder che va ad intercettare i franco-spagnoli di ritorno dai Caraibi; dopo due giorni di scontri, il 22 e il 23 luglio, vengono catturate solo due navi spagnole, mentre il grosso prosegue verso Brest e la Manica.
Villeneuve, che nel frattempo riceve altre navi spagnole portando il totale a 30 unità, per il vento contrario decide di ripiegare su Cadice; il 18 agosto Nelson raggiunge la Gran Bretagna; il 20 ottobre egli si porta sopravvento alla flotta alleata che sta salpando da Cadice verso il Mediterraneo; 27 vascelli britannici fronteggiano 18 francesi e 15 spagnoli.
La vera forza di Nelson sta nel non sottostare ad una formazione di combattimento rigida, ma nell'adottare una tattica flessibile; alle 16 e 30 Nelson muore, dopo quasi tre ore di agonia, ma la vittoria britannica è completa: 20 navi alleate sono catturate o si arrendono; la distruzione della flotta alleata presso Capo Trafalgar impedisce a Napoleone di realizzare l'invasione della Gran Bretagna.

LA GUERRA DEL 1812
Nel 1812 la Royal Navy britannica conta 191 vascelli e 245 fregate; è impegnata contro la flotta francese di Napoleone ed ora, 18 giugno, entra in guerra con la nuova marina degli Stati Uniti; quest'ultima è di modeste dimensioni, ma dotata di vascelli nuovi e molto solidi.
Nei primi sei mesi di ostilità le navi americane ottengono un'impressionante serie di vittorie, il mito dell'invincibilità britannica sul mare viene a cadere; 6 super fregate entrate in linea nel 1797 sono l'asso nella manica degli americani.
Dopo un anno e mezzo di successi americani, la fase finale della guerra vede le navi statunitensi bloccate in porto dalla flotta britannica; il 24 dicembre 1814 viene firmata la pace a Gand.

NAVARINO
Nel 1821 inizia la guerra d'indipendenza della Grecia dalla Turchia; nel 1827 Atene cade in mano ai turchi ed il Mediterraneo Orientale diviene zona di pirateria; durante il mese di luglio Gran Bretagna, Francia e Russia si accordano per reprimere la pirateria.
Una flotta turco-egiziana, guidata da Ibrahim Pascià, salpa da Alessandria d'Egitto diretta a Navarino in Morea; la flotta britannica raggiunge Navarino e attende i suoi alleati; il 25 settembre giungono i francesi; il 13 ottobre arrivano anche i russi.
Ibrahim, che ha già violato un patto di cessazione delle ostilità, dispone di 65 navi di vario tipo all'ancora a Navarino; gli alleati hanno 27 vascelli; il 20 ottobre 1827 essi avanzano su due colonne, anglo-francesi a destra e russi a sinistra, con l'intento di ancorarsi vicino alle navi turche per controllarle "a vista".
Da una nave turca partono vari colpi di fucile che uccidono alcuni marinai britannici; così ha inizio lo scontro che dura quattro ore; i turchi perdono 51 navi e 4.000 uomini; la distruzione della flotta ottomana porta alla definitiva autonomia della Grecia, anche se il trattato viene firmato solo due anni dopo.

HAMPTON ROADS
Nella guerra di secessione americana i nordisti impongono il blocco ai porti sudisti per privarli dei rifornimenti; Mallory, ministro della marina confederata, vede nelle navi corazzate il mezzo per opporsi ai vascelli nemici in legno; inizia la costruzione della corazzata "Virginia".
Il governo federale, avuto sentore della cosa, costruisce in fretta la corazzata "Monitor" (dalla quale deriva il nome monitore); l'8 marzo 1862 la "Virginia" esce in mare, con le corazze inclinate spalmate di grasso di maiale per rendere difficoltoso l'arrembaggio e deviare i proiettili nemici, e attacca una flottiglia nordista al largo di Hampton Roads.
Dopo vari affondamenti di navi federali, giunge la "Monitor" e, il 9 marzo a mezzogiorno, le due corazzate si fronteggiano; poi, dopo un intenso scambio di colpi, entrambe si ritirano sulle proprie posizioni.
Nel maggio 1862, all'evacuazione di Norfolk, la "Virginia" viene incendiata dall'equipaggio per evitarne la cattura; la "Monitor", nel dicembre dello stesso anno, viene affondata dal mare in burrasca.

LISSA
Presso l'isola di Lissa, al centro dell'Adriadico si svolgono due battaglie navali: la prima, il 13 marzo 1811, vede una flotta franco-veneziana che tenta di cacciare i britannici dall'isola, ma viene battuta da una squadra navale britannica.
La seconda battaglia avviene il 20 luglio 1866 nel corso della guerra che vede Prussia e Italia alleate contro l'Austria-Ungheria; la flotta italiana, "vecchia" di soli 5 anni e comandata dall'ammiraglio Persano, esce dal porto di Ancona per occupare l'isola di Lissa, in quanto ai politici italiani serve un pegno da scambiare col Trentino.
Alle 7,45 di mattina, quando le truppe italiane si accingono a sbarcare nell'isola, dopo che i cannoni dei forti sono stati ridotti al silenzio dal fuoco delle navi, viene avvistata la flotta austroungarica, comandata dal Tegetthoff.
Le navi italiane sono sparse lungo la costa settentrionale di Lissa con i cannoni pronti a far fuoco verso terra; Persano ordina la disposizione in linea di fronte, mentre le navi austriache sopraggiungono veloci in formazione a cuneo.
Tra le navi italiane esistono dei varchi e gli austriaci ne approfittano; dopo uno scambio di colpi con scarsi risultati per entrambi, lo scontro si tramuta in mischia; Tegetthoff si lancia contro la corazzata "Re d'Italia" del comandante Faà di Bruno, ritenendola la nave ammiraglia di Persano, il quale invece alza la sua insegna sull' "Affondatore"; Faà di Bruno affonda con la sua nave.
La "Palestro", del comandante Cappellini, esplode e si inabissa verso mezzogiorno; le navi austriache si riordinano tra quelle italiane e Lissa; l'ammiraglio Persano, vista la scarsità di carbone delle sue navi, ordina di rientrare ad Ancona; la battaglia termina con 612 morti italiani e 38 austriaci; Persano finirà poi di fronte alla corte marziale per un insuccesso del quale non ha tutte le colpe.

TSUSHIMA
Il 27 maggio 1905 la squadra navale russa, 8 corazzate, 1 incrociatore corazzato ed alcuni incrociatori e cacciatorpediniere, si trova a confronto con la squadra giapponese, 4 corazzate, 8 incrociatori corazzati e numerosi incrociatori e cacciatorpediniere, tutte unità molto veloci, nello stretto di Tsushima tra Corea e Giappone.
La battaglia inizia con il fuoco delle artiglierie e vede in vantaggio i giapponesi, migliori cannonieri dotati di un migliore munizionamento; l'ammiraglio Rozestvenskij, comandante russo, viene ferito e la sua nave catturata.
Il mattino seguente l'ammiraglio Togo, comandante giapponese, ha le sue navi ancora intatte; i russi alzano bandiera bianca; nello scontro essi salvano solo tre unità che si rifugiano a Vladivostok.

CORONEL E FALKLAND
Il 1° novembre 1914 un'intera squadra navale britannica è distrutta al largo di Coronel in Cile dalla squadra navale tedesca dell'Asia Orientale, comandata dall'ammiraglio Von Spee; egli attraversa il Pacifico con gli incrociatori corazzati "Scharnhorst" e "Gneisenau" e 3 incrociatori leggeri; i suoi cannonieri sono i migliori dell'intera flotta germanica.
La squadra britannica è comandata dall'ammiraglio Cradock, che dispone di 2 incrociatori corazzati, un incrociatore leggero e uno ausiliario; una vecchia corazzata inviata in rinforzo dista ancora 250 miglia; il solo incrociatore ausiliario riesce a fuggire nell'oscurità dopo quattro ore di combattimento, le altrè unità vengono affondate.
Con l'aiuto di francesi e giapponesi la marina britannica mette in movimento nel Pacifico 30 navi da guerra per inseguire le 5 navi di Von Spee; l'8 dicembre la squadra tedesca è in procinto di attaccare Port Stanley nelle Isole Falkland, quando viene a sua volta attaccata dalla squadra britannica di Sturdee, con una corazzata, 2 incrociatori corazzati e 6 leggeri.
Von Spee ordina ai suoi 3 incrociatori leggeri di mettersi in salvo e, con i due corazzati, affronta il nemico; dopo un coraggioso combattimento entrambi gli incrociatori vengono affondati; anche 2 degli incrociatori leggeri, dopo un inseguimento, sono affondati; il terzo verrà colpito solo il 14 marzo 1915.

DOGGER BANK
Il 23 gennaio 1915 la Flotta d'Alto Mare tedesca, comandata dal contrammiraglio Von Hipper, dirige verso il Mare del Nord con 3 incrociatori da battaglia, un incrociatore corazzato, 4 incrociatori leggeri e una squadriglia di torpediniere, con la speranza di distruggere la flotta di pescherecci britannici del Dogger Bank.
Messo sull'avviso dai servizi segreti, l'ammiragliato britannico manda a Dogger Bank una divisione di incrociatori da battaglia, una di incrociatori leggeri e la Harwich Force con 3 incrociatori leggeri e 35 cacciatorpediniere.
La trappola britannica scatta, ma non ottiene lo sperato successo; i tedeschi perdono soltanto il vecchio incrociatore corazzato "Blucher" e si ritirano in porto.

DARDANELLI
Nel 1915 il piano ideato da Churchill prevede che una flotta alleata attraversi gli stretti dei Dardanelli, sbarchi truppe a Istanbul che si congiungano con le truppe russe, tagliando in due l'esercito ottomano.
Il mese di febbraio vede aggiungersi alle 14 vecchie corazzate anglo-francesi in Egeo, 2 corazzate e un incrociatore da battaglia e soprattutto la nuovissima corazzata "Queen Elizabeth" armata con i nuovi cannoni da 381 mm; le truppe destinate allo sbarco sono la 29^ Divisione britannica e il Corpo Australiano e Neozelandese.
Comanda l'operazione il viceammiraglio Carden, che fa iniziare il bombardamento dei forti dei Dardanelli il 19 febbraio; non una sola postazione turca viene distrutta, ma Carden è convinto del contrario.
Nei giorni 6, 7 e 8 marzo le corazzate britanniche e francesi continuano a cannoneggiare i forti, ma sparando alla cieca non riescono a ridurre al silenzio le postazioni nemiche; inoltre una flottiglia di pescherecci del Mare del Nord, requisiti con i loro equipaggi e trasformati in dragamine, dovrebbe ripulire le acque dello stretto dagli ordigni, ma è contrastata dalla luce notturna dei proiettori turchi e diventa un facile bersaglio per i loro tiri.
Il mattino del 18 marzo 1915, 18 navi alleate attraversano gli stretti sotto il fuoco di invisibili batterie ottomane; 3 corazzate sono affondate e una quarta subisce seri danni; gli alleati si accorgono poi di essere finiti in un campo di mine; lo sbarco delle truppe, rimandato di un mese a causa del mancato arrivo dei rifornimenti, avrà inizio il 25 aprile a Gallipoli, ma si rivelerà un sanguinoso insuccesso.

JUTLAND
Unica grande battaglia navale della Prima Guerra Mondiale ha luogo il 31 maggio 1916 presso le coste dello Jutland tedesco; il giorno precedente la flotta tedesca ha preso il mare con lo scopo di attaccare la flotta britannica; una squadra è guidata dal viceammiraglio Von Hipper e comprende 5 incrociatori da battaglia, 4 leggeri e 30 cacciatorpediniere; è appoggiata dalla squadra da battaglia dell'ammiraglio Von Scheer con 22 corazzate, 5 incrociatori leggeri e 31 cacciatorpediniere.
L'ammiragliato britannico, da decrittazioni radio, era al corrente dell'uscita in mare e lo stesso giorno aveva fatto uscire dai porti la Grand Fleet con la squadra del viceammiraglio Beatty composta 4 corazzate, 6 incrociatori da battaglia, 14 leggeri e 27 cacciatorpediniere, appoggiata dalla squadra dell'ammiraglio Jellicoe con 24 corazzate, 3 incrociatori da battaglia, 8 incrociatori corazzati, 12 leggeri e 54 cacciatorpediniere.
Nel primo pomeriggio le navi britanniche, superiori in artiglieria e in protezione, avvistano le unità tedesche; Von Hipper, in avanguardia, ripiega per congiungersi a Von Scheer; inizia il tiro di artiglieria da entrambe le parti, mentre i cacciatorpediniere vengono inviati all'attacco.
Alla sera Von Scheer, trovandosi molto lontano dalle sue basi, inverte la rotta e si ritira; le perdite britanniche ammontano a 3 incrociatori da battaglia, 3 incrociatori corazzati, 8 cacciatorpediniere e 6.097 uomini; quelle tedesche sono di una corazzata, un incrociatore da battaglia, 4 leggeri, 5 cacciatorpediniere e 2.551 uomini.

L'AFFONDAMENTO DELLA "ROYAL OAK"
Durante la notte sul 14 ottobre 1939 la corazzata britannica "Royal Oak", ancorata nella sua base di Scapa Flow nelle Isole Orcadi, è scossa da quattro esplosioni, si rovescia e affonda; il tenente di vascello Gunther Prien, al comando del sommergibile tedesco "U 47" è audacemente riuscito a portare il suo battello all'interno di una base nemica, a lanciare quattro siluri affondando una corazzata e, soprattutto, ad allontanarsi indisturbato.
L'"U 47" scomparirà, con il suo comandante e tutto l'equipaggio, in Atlantico il 7 marzo 1941.

RIO DE LA PLATA
13 dicembre 1939: la corazzata tascabile tedesca "Graf Spee", di sole 15.900 t., viene affondata dagli incrociatori britannici "Exeter", "Achilles" e "Ajax" al largo di Montevideo; è il primo scontro navale della Seconda Guerra Mondiale.
La "Graf Spee", nave corsara, salpa per l'Atlantico alla fine di agosto in sieme alla gemella "Deutschland"; il 22 ottobre l'unità, comandata dal capitano di vascello Langsdorff, ha già colato a picco 5 navi nemiche in Atlantico Meridionale; in seguito si porta nell'Oceano Indiano dove ottiene altre 3 vittorie.
In Gran Bretagna si decide di mettere in caccia della nave corsara il commodoro Harwood, la cui Forza G è formata da un incrociatore pesante e 2 leggeri sopracitati; il commodoro attende Langsdorff nei pressi di Montevideo, sbocco commerciale di Uruguay e Argentina, sicuro che rappresenti un'attrazione per i tedeschi.
Il 13 dicembre i britannici avvistano infatti la "Graf Spee" presso il Rio de la Plata e aprono il fuoco; Langsdorff fa continuamente cambiare alzo ai suoi puntatori sparando un po' su ciascun incrociatore nemico, invece di concentrare il tiro prima su uno, poi sull'altro; la nave tedesca, con 35 morti e 57 feriti si ritira nel porto di Montevideo.
Dopo quattro giorni trascorsi in porto, durante i quali i servizi segreti britannici fanno credere ai tedeschi di aver ricevuto in rinforzo una portaerei, un incrociatore, alcuni cacciatorpediniere e una corazzata francese, Langdorff decide di uscire e, appena fuori dal porto fa autoaffondare la "Graf Spee"; tre giorni dopo si suicida.

NARVIK
I britannici preparano un piano di sbarco in sostegno della Norvegia per la notte sull'8 aprile 1940, ma i tedeschi li anticipano sbarcandovi un giorno prima; 5 gruppi d'assalto provenienti dalla Germania prendono terra lungo la costa norvegese.
Fino a tutto il giorno 9, l'ammiraglio Forbes si tiene al largo delle coste norvegesi, ignaro dei movimenti tedeschi; una squadriglia di 5 cacciatorpediniere britannici, inviata verso Nord in esplorazione, attacca arditamente i tedeschi.
Il 12 aprile l'ammiraglio britannico ha spostato tutta la sua flotta verso Nord è dà il colpo di grazia alle unità tedesche; gli alleati prendono possesso di Narvik, isolando le truppe da montagna della Germania.
Il 7 giugno, dopo un attacco tedesco, le truppe alleate ed il governo norvegese devono evacuare; la Germania invia 2 corazzate ad attaccare le navi che dalla Norvegia tornano in Gran Bretagna; una portarei britannica, la "Glorious" e 2 cacciatorpediniere di scorta vengono affondati.

TARANTO
Nella notte dell'11 novembre 1940 la principale base della Regia Marina Italiana, Taranto, viene attaccata da velivoli britannici; tre giorni prima la Flotta del Mediterraneo britannica salpa da Alessandria d'Egitto scortando un convoglio diretto a Creta e uno, più piccolo, diretto a Malta.
Mentre le navi britanniche manovrano a 300 miglia da Taranto, sotto la minaccia di un'improvvisa incursione italiana, la flotta dell'ammiraglio Campioni non esce in mare; l'ammiraglio britannico Cunningham dispone di un quadro preciso della situazione, la ricognizione fotografica gli mostra le navi italiane all'ancora a Taranto.
Nel tardo pomeriggio la portaerei "Illustrious" si stacca dalla formazione e si avvicina alle coste italiane penetrando nel Canale d'Otranto; alle 20 e 30 lancia la prima ondata di velivoli: 6 armati di siluro e 6 di bombe, 2 dei quali dotati di razzi illuminanti; un'ora dopo parte la seconda ondata: 5 velivoli con siluro e 4 con bombe; per la prima volta vengono usati in guerra siluri con acciarino ad influenza magnetica.
Sono passate da poco le 23 quando i primi velivoli britannici giungono sul porto di Taranto, abbassandosi fino a 9 metri d'altezza; la reazione contraerea è pronta e intensa, ma la corazzata "Littorio" viene colpita da 3 siluri, uno colpisce la "Conte di Cavour" e uno la "Caio Duilio"; i britannici perdono 2 velivoli, mentre gli italiani hanno la corazzata "Cavour" fuori combattimento fino alla fine del conflitto e le altre due ferme in riparazione per diversi mesi.

CAPO MATAPAN
La flotta italiana, comandata dall'ammiraglio Iachino, salpa da Napoli per una scorreria in Mar Egeo a Sud di Creta, con una corazzata, 3 incrociatori pesanti e 8 cacciatorpediniere; da Taranto salpano 3 incrociatori pesanti e 3 cacciatorpediniere e da Brindisi 2 incrociatori leggeri e 2 cacciatorpediniere; la sera del 26 marzo 1941 i tre gruppi si riuniscono a Levante della Sicilia.
L'ammiraglio britannico Cunningham, informato dai servizi segreti, salpa il 27 da Alessandria d'Egitto con 3 corazzate, una portaerei e 9 cacciatorpediniere e ordina al viceammiraglio Pridham-Wippel, il quale dispone di 4 incrociatori e 4 cacciatorpediniere di far rotta dall'Egeo orientale verso l'isola di Gozo.
Al mattino del 28 la flotta italiana avvista la formazione di Pridham-Wippel, presso Gaudo, e gli si avventa contro; i britannici rifiutano lo scontro e si allontanano attirando gli italiani incontro alla flotta di Cunningham; Iachino sospetta una trappola e richiama le sue navi; Pridham-Wippel inverte la rotta e si fa sotto; è il turno di Cunningham di richiamare le proprie navi per evitar loro una trappola.
Le corazzate britanniche aprono improvvisamente il fuoco da grande distanza; la sortita italiana, venendo a mancare il fattore sorpresa, non ha più possibilità di successo; Iachino ordina di rientrare a tutta forza.
Tre attacchi di velivoli britannici, decollati dalla portaerei, colpiscono la corazzata "Vittorio Veneto" che è costretta a ridurre la velocità e l'incrociatore pesante "Pola" che rimane immobilizzato; altri attacchi giungono da velivoli britannici di base in Grecia.
Al calar della notte Cunningham decide di continuare l'inseguimento, mentre Iachino, infuriato per il mancato appoggio aereo italo-tedesco, invia l'ammiraglio Cattaneo con 2 incrociatori pesanti e 4 cacciatorpediniere per prestare soccorso al "Pola"; egli valuta la posizione della flotta britannica a 140 miglia di distanza, mentre in realtà si trova a meno di 50.
Cattaneo avanza verso il "Pola" con i 2 incrociatori in testa e i 4 cacciatorpediniere in coda in linea di fila; l'inusuale formazione appare sui radar britannici al largo di Capo Matapan in Grecia; Cunningham fa aprire un fuoco devastante alle sue 3 corazzate; in meno di 5 minuti gli incrociatori pesanti "Zara" e "Fiume" sono torce che bruciano, il "Pola" viene finito con i siluri e 2 dei 4 cacciatorpediniere sono affondati.
Cunningham torna il mattino seguente per aiutare i naufraghi delle navi italiane, ma desiste dall'operazione all'apparizione di aerei tedeschi.

PEARL HARBOUR
Domenica 7 dicembre 1941 una forza navale giapponese si avvicina alla base americana nelle Hawaii; 8 corazzate della Flotta del Pacifico sono affondate o messe fuori combattimento; gli americani hanno la convinzione che i giapponesi siano impegnati nelle Filippine, in Thailandia e in Malesia e pertanto vengono colti di sorpresa.
L'ammiraglio Yamamoto, comandante delle Flotte Riunite del Giappone, preparava l'attacco fin dal mese di gennaio; l'ammiraglio Nagumo, comandante della Prima Flotta Aeronavale prepara 2 corazzate, 6 portaerei e 23 incrociatori; una flottiglia di 16 sommergibili appoggia le operazioni.
Dopo due ondate di aerei d'attacco Nagumo decide di non lanciare la terza ondata; gli americani contano 2.403 morti e 1.176 feriti e diverse navi distrutte o danneggiate; i giapponesi perdono 29 velivoli su 354 impiegati; le uniche due portaerei americane della Flotta del Pacifico però non si trovano a Pearl Harbour e restano indenni.

L'AFFONDAMENTO DI "PRINCE OF WALES" E "REPULSE"
Il 10 dicembre 1941 la corazzata "Prince of Wales" e l'incrociatore da battaglia "Repulse" britannici vengono affondati da un attacco aereo giapponese mentre dirigono su Singapore per contrastare uno sbarco giapponese in atto; la prima unità è colpita da 6 siluri, la seconda da 5.
Tra gli equipaggi delle navi vi sono 840 morti; i giapponesi perdono 3 velivoli.

LA BATTAGLIA DELL'ATLANTICO
Con questo nome viene ricordata la campagna combattuta dalla flotta di sommergibili tedeschi contro i convogli alleati che portano rifornimenti in Europa attraverso l'Atlantico; all'inizio solo 57 battelli germanici prendono parte alla campagna; alla fine del marzo 1940 sono già stati affondati 134 mercantili.
Nel solo mese di giugno 1942 gli alleati perdono 121 navi contro 4 sommergibili dell'ammiraglio Doenitz; alla campagna prendono parte anche una trentina di battelli italiani.
Nel maggio 1943, a fronte di 118 battelli tedeschi operanti in Atlantico, ne vengono affondati ben 38; al che Doenitz richiama in patria l'intera flotta subacquea rinunciando alle rotte dei convogli come bersaglio primario.

IL FORZAMENTO DELLA MANICA
L'11 febbraio 1942 nel porto francese di Brest sono ancorate le potenti corazzate tedesche "Scharnhorst" e "Gneisenau" e l'incrociatore "Prinz Eugen"; esse ricevono l'ordine di tentare una sortita, attraversare il Canale della Manica e puntare sulla Norvegia.
Al calar della notte le navi sono pronte, ma un'incursione aerea nemica ritarda la partenza di tre ore; le tre navi, con una scorta di cacciatorpediniere, dragamine, motosiluranti e aerei da caccia, a mezzogiorno sono presso lo stretto di Dover.
La "Scharnhorst" incappa in una mina e deve ridurre la velocità; poi la formazione viene attaccata da 6 cacciatorpediniere britannici; anche la "Gneisenau" urta una mina, ma procede, mentre la "Scharnhorst" ne urta una seconda e subisce serie avarie; la formazione procede fino all'estuario del fiume Elba.
La propaganda tedesca sottolinea come una grande vittoria l'aver fatto passare una formazione navale, apparentemente indenne, sotto le coste britanniche, mentre la stampa britannica condanna l'operato della propria marina.

GIAVA
Il 1° gennaio 1942 gli alleati formano l'A.B.D.A., il comando congiunto americano, britannico, olandese e australiano; il loro quartier generale è a Bandung nel Mare di Giava.
Nel tentativo di opporsi agli attacchi giapponesi nell'Asia Sudorientale, gli alleati riuniscono incrociatori e cacciatorpediniere di varie nazioni, modelli e caratteristiche; il contrammiraglio olandese Doorman viene nominato comandante della flotta congiunta che è efficiente solo sulla carta.
Il 27 febbraio viene segnalata una grossa forza d'invasione giapponese e Doorman salpa per intercettarla; la sua eterogenea flotta viene però annientata dalle unità nemiche e l'ultimo ostacolo alleato all'invasione giapponese di Giava viene così eliminato.

IL MAR DEI CORALLI
Il 1° maggio 1942 nel Mar dei Coralli si scontrano 2 Task Forces (divisioni navali) di portaerei e una di incrociatori al comando dell'ammiraglio Fletcher con una forza d'invasione giapponese composta da 3 portaerei e 4 incrociatori.
Più che una battaglia navale si tratta di uno scambio di attacchi aerei portati da velivoli decollati dalle portaerei; sul piano strategico la vittoria va agli alleati in quanto la prevista invasione di Port Moresby in Nuova Guinea è sventata; sul piano tattico i giapponesi riescono ad affondare una delle due portaerei americane.

MIDWAY
Presso l'atollo delle Midway, all'estremo occidente delle Hawaii, si svolge il 4 giugno 1942 una battaglia nella quale i giapponesi sperano di annientare le residue forze navali americane del Pacifico e gli americani sono decisi a resistere ad ogni costo, pur essendo in inferiorità numerica.
I giapponesi, dopo la battaglia del Mar dei Coralli, dispongono di sole 4 portaerei efficienti; gli americani ne hanno 3; il comandante americano del Pacifico, ammiraglio Nimitz, manda al contrattacco l'ammiraglio Halsey con le portaerei "Enterprise" e "Hornet" e l'ammiraglio "Fletcher" con la "Yorktown", bisognosa però di riparazioni; queste sono appoggiate da 8 incrociatori e 14 cacciatorpediniere.
La flotta giapponese dispone, oltre alle 4 portaerei con 272 velivoli, di 11 corazzate, fra cui la moderna ed enorme "Yamato" di ben 72.800 tonnellate, 18 incrociatori, 61 cacciatorpediniere e 25 sommergibili.
Fletcher assume il comando in mare, Halsey è ricoverato in ospedale e viene sostituito da Spruance; gli americani lasciano che Nagumo lanci i suoi velivoli sulle Midway, poi lo attaccano dall'aria, e da grande distanza, quando i suoi aerei sono in fase di rientro.
Un'ultimo attacco viene portato dai bombardieri americani che trovano le portaerei nipponiche ingombre di velivoli e molto vulnerabili; 3 portaerei ed un incrociatore sono affondati, mentre gli americani accusano la perdita della "Yorktown".

GUADALCANAL
I marines americani sbarcano a Guadalcanal il 7 agosto 1942, subito attaccati da bombardieri giapponesi; 3 portaerei danno copertura aerea ai marines; i giapponesi programmano un attacco notturno con 4 incrociatori pesanti, 2 leggeri e 1 cacciatorpediniere; presso l'isola di Savo i nipponici annientano le navi scorta americane, ma si ritirano senza attaccare le navi trasporto.
Il 24 agosto l'ammiraglio Yamamoto tende una trappola: una portaerei leggera avanza isolata fungendo da esca per far uscire le forze americane allo scoperto, mentre due portaerei attaccano le navi statunitensi perdendo però 70 velivoli sugli 80 impegnati in combattimento presso le isole Salomone Orientali.
Nella notte dell'11 ottobre un convoglio giapponese si dirige su Guadalcanal per sbarcarvi truppe; è appoggiato da 3 incrociatori pesanti e 2 cacciatorpediniere; presso il Capo Esperance dell'isola di Savo il convoglio viene intercettato da 2 incrociatori pesanti, 2 leggeri e 5 cacciatorpediniere americani; la distruzione delle navi giapponesi non riesce ed essi possono sbarcare rinforzi a Guadalcanal.
Nelle tre notti successive 2 corazzate e vari incrociatori giapponesi cannoneggiano la base aerea americana di Guadalcanal; ne segue uno scontro aeronavale presso le isole Santa Cruz che vede 2 portaerei americane opposte a 4 giapponesi.
Durante la notte sul 13 novembre si combatte la prima battaglia di Guadalcanal: 2 corazzate, un incrociatore e 11 cacciatorpediniere giapponesi affondano un incrociatore e 4 cacciatorpediniere americani; la notte successiva viene combattuta la seconda battaglia di Guadalcanal: gli americani ricevono 2 moderne corazzate munite di radar e affondano una delle 2 corazzate nipponiche.
La notte sul 1° dicembre vede 8 cacciatorpediniere giapponesi portarsi presso la punta di Tassafaronga, lanciare i loro siluri, affondare un incrociatore americano e immobilizzarne altri 3, nonostante essi disponessero del radar.
Il 4 gennaio 1943 i giapponesi ricevono l'ordine di evacuare Guadalcanal; hanno perso 2 corazzate, una portaerei, 5 incrociatori e 12 cacciatorpediniere; riescono però ad evacuare, in una serie di riuscite operazioni notturne, 12.000 soldati per lo più ammalati e feriti.

IL MARE DI BARENTS
Dal settembre 1941 al settembre 1942 convogli russi partono da Arkangel e da Murmansk nel Mar Bianco, diretti in Gran Bretagna per caricare rifornimenti anglo-americani; devono attraversare il Mare di Barents con il ghiaccio del Mar Glaciale Artico a Nord, i campi d'aviazione della Luftwaffe in Norvegia settentrionale a Sud, e condizioni climatiche sempre avverse.
I tedeschi, ritenendo i convogli russi un ottimo bersaglio, lanciarono alla loro caccia anche numerosi sommergibili; nel dicembre 1942 una forza navale tedesca viene appositamente costituita per operare nel Mare di Barents, essa comprende la corazzata tascabile "Lutzow", l'incrociatore pesante "Hipper" e 6 cacciatorpediniere; la Gran Bretagna fornisce 2 incrociatori per scortare i convogli.
In uno scontro i britannici riescono a mettere in fuga la formazione tedesca; è un successo propagandistico che fa infuriare il Fuhrer; nel 1943 le corazzate "Tirpiz" e "Scharnhorst" continuano l'inseguimento dei convogli russi.

CAPO NORD
La Battaglia di Capo Nord, conosciuta anche come Battaglia dell'Isola degli Orsi, si combatte il 26 dicembre 1943; essa rappresenta l'ultima azione delle corazzate tedesche in acque europee.
I tedeschi concentrano in Norvegia Settentrionale un'imponente forza navale: le corazzate "Tirpiz" e "Scharnhorst" e la tascabile "Lutzow" con relativa scorta di cacciatorpediniere, che crea la "proiezione di potenza", ossia immobilizza le forze nemiche per il solo fatto di esistere.
Il 22 dicembre la ricognizione aerea tedesca avvista un convoglio russo; la "Scharnhorst" prende il mare scortata da 6 cacciatorpediniere; ma il convoglio è scortato a distanza dalla Force 1 britannica, con 3 incrociatori e dalla Force 2 con una corazzata, un incrociatore e 4 cacciatorpediniere.
La Force 1 localizza la "Scharnhorst" e apre il fuoco; la corazzata tedesca ripiega navigando proprio in direzione della Force 2; la corazzata britannica della Force 2 avvista l'unità germanica e apre il fuoco a 35.000 metri danneggiando la nave nemica; poi sopraggiunge la Force 1 che dà il colpo di grazia lanciando i siluri; solo 36 superstiti tedeschi vengono recuperati in mare.

IL MARE DELLE FILIPPINE
E' la più grande battaglia combattuta tra flotte aeronavali; avviene il 19 e il 20 giugno 1944 e vede la marina imperiale giapponese che cerca di contrastare la successione di sbarchi americani nel Pacifico verso il Giappone.
La flotta giapponese comprende: una Forza d'Avanguardia con 4 corazzate, 5 incrociatori e 9 cacciatorpediniere, la Forza A con 3 portaerei pesanti, 3 leggere, 3 incrociatori e 9 cacciatorpediniere, la Forza B con una corazzata, 3 portaerei leggere, un incrociatore e 10 cacciatorpediniere; comandante superiore in mare e comandante della Forza A è l'ammiraglio Ozawa che dispone di 432 velivoli.
La flotta statunitense è costituita da: 5^ Flotta con 7 portaerei pesanti e 8 leggere con 890 velivoli, Forza da Battaglia con 7 corazzate, 4 incrociatori e 13 cacciatorpediniere, Forza d'Appoggio con 5 corazzate, 12 piccole portaerei di scorta e 11 incrociatori con altri 300 velivoli; la comanda l'ammiraglio Spruance.
Ozawa elabora un piano per battere la superiorità americana: attendere che il nemico sia impegnato nelle operazioni di sbarco e colpirlo contemporaneamente con l'aeronautica di base a terra e con gli aerei della flotta.
I velivoli giapponesi dispongono di una maggiore autonomia, ma i radar americani seguono le loro mosse; nella prima ondata d'attacco neppure un aereo nipponico riesce a passare, su 69 velivoli 42 sono abbattuti; la seconda ondata ottiene qualche piccolo successo; una portaerei giapponese viene intanto affondata da un sommergibile nemico.
Il giorno 19 i giapponesi perdono complessivamente 315 velivoli contro 29 americani; Osawa, male informato dai piloti superstiti, crede di aver affondato 4 portaerei nemiche; il giorno 20 gli americani attaccano le forze avversarie: affondano una portaerei, ne danneggiano altre due, una corazzata e un incrociatore; i giapponesi perdono 65 velivoli contro 14 americani, altri 80 aerei americani però si schiantano sui ponti di volo o sono costretti ad ammaraggi di fortuna perchè hanno terminato il carburante.
L'ammiraglio giapponese deve tornare in patria con soli 35 velivoli efficienti; l'ammiraglio Spruance viene criticato per non aver attaccato con sufficiente aggressività.

LEYTE
L'ultima battaglia del Pacifico si combatte nel Golfo di Leyte dal 24 al 26 ottobre 1944 e vede in mare ben 244 navi delle opposte fazioni.
L'obiettivo americano è la riconquista delle Filippine con uno sbarco nell'isola di Leyte partendo dalla distante Nuova Guinea; la traversata è coperta dalla 7^ Flotta del viceammiraglio Kinkaid che dispone di 6 corazzate, 18 piccole portaerei di scorta, 8 incrociatori e 37 cacciatorpediniere; la 3^ Flotta dell'ammiraglio Halsey, con 4 corazzate, 8 portaerei pesanti, 8 leggere, 14 incrociatori e 57 cacciatorpediniere ha il compito di contrastare l'intervento dei nipponici.
A Singapore la Flotta Mobile giapponese dell'ammiraglio Kurita viene suddivisa in: Forza A al suo diretto comando, con 2 super corazzate, la "Yamato" e la "Musashi" unità da 72.800 tonnellate, armate con pezzi da 460 mm, 3 corazzate, 12 incrociatori e 15 cacciatorpediniere, e la Forza C, con 2 corazzate, un incrociatore e 4 cacciatorpediniere; la 2^ Forza d'Urto è in arrivo dal Giappone con 3 incrociatori e 4 cacciatorpediniere; inoltre il viceammiraglio Ozawa con una portaerei pesante e 3 leggere, le ultime di cui il Giappone può disporre, naviga dal Giappone verso le Filippine fungendo da esca per attirare le forze americane.
Il mattino del 24 ottobre aerei americani avvistano la Forza A, ma subito dopo la 3^ Flotta viene fatta segno di attacchi aerei; nel pomeriggio aerei americani attaccano la Forza A, l'ammiraglio Kurita si ritira temporaneamente, ma perde così la possibilità di ricongiungersi alla Forza C.
Halsey manda i suoi velivoli all'attacco delle portaerei di Ozawa, non sapendo che esse sono praticamente prive di velivoli; poi cacciatorpediniere e motosiluranti americane attaccano la Forza C.
La Forza A di Kurita coglie il gruppo di portaerei di scorta della 7^ Flotta completamente di sorpresa; il Corpo dei Kamikaze, i piloti suicidi, di recente costituzione, parte all'attacco dell'indebolita 7^ Flotta; Kurita decide di interrompere il combattimento e si ritira verso il Mare del Giappone.
La Battaglia di Leyte costa ai giapponesi 3 corazzate, 4 portaerei, 10 incrociatori e 9 cacciatorpediniere; gli Stati Uniti perdono una portaerei, 2 piccole portaerei di scorta e 3 cacciatorpediniere.

LA GUERRA FREDDA: MORSKOY FLOTA
La Morskoy Flota è la flotta dell'Unione Sovietica, naturale complemento dell'Armata Rossa, costituita nel 1917 durante la Rivoluzione d'Ottobre di Lenin; il principale artefice della moderna marina sovietica è l'ammiraglio Gorskov.
Contrammiraglio a soli 31 anni, diventa celebre nel giugno 1941; dopo lo scoppio della "Grande Guerra Patriottica" la città di Odessa e la base della Flotta del Mar Nero sono assediate da truppe rumene che operano sotto l'alto comando germanico; la difesa, al comando di Gorskov, resiste per 73 giorni.
In seguito egli assume il comando della Flottiglia del Mar d'Azov, sbarca truppe in Crimea nel dicembre 1941 e resiste fino al maggio 1942; nel 1944 comanda la Flottiglia del Danubio che contribuisce all'avanzata dell'Armata Rossa verso la Germania.
Comandante di una divisione navale in Mar Nero fino alla fine della guerra, nel 1951 diventa viceammiraglio comandante della Flotta del Mar Nero; dopo la morte di Stalin nel 1955, Kruscev lo nomina vicecomandante della Marina, sottoposto all'ammiraglio Kutnetzov.
Un anno dopo, all'età di 47 anni, Gorskov diventa ammiraglio, comandante della Marina Sovietica e viceministro della difesa; egli riprende le teorie di Stalin riguardo alla costituzione di una potente flotta formata da grandi navi, anche se Kruscev non approva tali propositi.
Vengono varati gli incrociatori classe "Sverdlov", i cacciatorpediniere classe "Skory", centinaia di sommergibili e di motosiluranti; nel 1957 entra in servizio l'incrociatore classe "Kynda", primo lanciamissili al mondo; l'anno successivo prendono il mare i primi sommergibili dotati di missili balistici a medio raggio, nonchè il primo sottomarino dotato di propulsione nucleare.
Nal 1964, dopo la caduta di Kruscev, i freni si allentano: nasce una nuova dottrina che concepisce l'espansione dell'Unione Sovietica su scala mondiale, con la flotta come elemento portante; nel 1967 nasce una nuova generazione di unità di superficie e sottomarine, integrate da unità portaelicotteri e unità anfibie.
Gorskov, nel 1976, pubblica un libro: "La potenza navale dello Stato", nel quale codifica le proprie idee circa la strategia del potere marittimo; l'uscita del libro coincide con la comparsa della "Kiev", prima portaerei sovietica equipaggiata di velivoli a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL).

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LE PRIME MANSIONI CHE MANTENGONO LA BUONA SALUTE E BENESSERE NEL TEMPO.
(Quello che non si volle mai fare: seguire e controllare i corpi) …


LA FORMULA UNICA SINTETIZZATA: che scientificamente mantiene dalla buona salute nel tempo fino alla propria immortalità: non facendo più affaticare, invecchiare, ammalare, impazzire, incattivire ed inquinare sempre più (di conseguenze a catena, con catastrofi e similari); pulendo permanentemente l'uretra "che in realtà si riempe di sempre più scorie similari" (inevitabilmente lisciandolo tutto), facendo funzionare A RUSCELLO la sua importantissima circolazione ...
- Cominciando dal "non fare rendere" per forza i cibi avariati che non possono che aumentare i peggiori teppismi, le gravi gelosie, le vendette, il femminicidio, i kamikaze e l'altro attuale di inevitabilmente sempre più grave; facendo proprio come il già possibile FARSI EVIRARE, per non fare più venire le voglie "irregolari" e quindi il poter tranquillamente uscire di prigione.
...Aiutando nelle prevenzioni, cure, guarigioni e proprio fino al NON AMMAZZARE I CORPI PRIMA O POI a seconda delle loro debolezze genetiche al concepimento "altrettanto misteriose".
- Dalla Spazzatura Spaziale "misteriosa" si deve sapere quindi che si sporca anche dentro i corpi (come gli altri impianti).
La circoncisione riduce del 70% le anche gravi malattie anche perché vengono rimosse varie protuberanze uretrali che non servono proprio a nulla di utile "accertato anche dagli urologi" ma si riempono inevitabilmente sempre più di residui di acido urico ed altre relative scorie che si ci stagnano nei loro solchi, fermentandosi, bruciandoci e pietrificandosi; intralciando e facendo sempre più perdere l'importantissima circolazione (chiamiamola "circolazione naturale dell'urina" ma che solo alla fine scarica urina); ovvero la sola e unica causa di proprio tutti di tutti i mali ...
Anche con questa prova almeno periodicamente, occorrerebbe: allenare gli organi sessuali come previsto e ammorbidirli e pulirli dal cominciare al spalmare su essi i già esistenti prodotti anti secchezze; ad esempio (come l'ottimo prodotto "Chilly idratante neutro extra emolliente pH5 clinicamente testato").
- Nell'inserire durante il bagno i relativi amidi e sali e, a seconda delle sue minori o maggiori difficoltà raggiunte via via: immergere questi organi in un bicchiere o tazzina di plastica, strofinando dall'inguine all'intero glande o clitoride, dintorni e circuito urinario sino all'esterno dell'ano; con acqua e bicarbonato, o in circa un centimetro di acido borico, o di aceto, o di collutori anti placche (ad esempio quelli per denti), o con glicerine, qualsiasi saponi, solventi, acidi, olii e simili contenenti agenti sgrassanti, antincrostanti e disincrostanti che assorbono e distruggono completamente quei residui "non facendo male alla pelle" (prelevandoli ad esempio dai detersivi per stoviglie, dagli anticalcari per lavatrici e pulizie WC).
Proprio come si fa per lavare il bucato".
E periodicamente si dovrebbe anche spalmare su questi quindi, anche le relative pomate come l'itiolo e a volte quelle per ustioni: per lenire e scrostare tutto quel bruciato interno, "formando magari un solo prodotto che contiene i tali più prodotti in uno; "da inventare di preciso dagli appositi scienziati".
...Oltre all'inserire in questi gli appositi cosmetici, lo stesso acido borico e all'assumere i relativi integratori ricchi di aminoacidi come l'arginina e simili; per migliorare "veramente" le prestazioni delle vie urinarie, della prostata, quindi l'erezione e le altre attività sessuali (evitando proprio sino al via-gra e simili).
Se tutto il ciò non bastasse, si dovrebbe allenare, dilatare e pulire periodicamente l'uretra "che non è diritto" con le apposite sonde uretrali per rimuovere tutta la "come una guarnizione di rumenta" che si forma dall'intorno al suo canale in poi.
E all'occorrenza infine, si dovrebbe farsi effettuare un inevitabile semplice intervento chirurgico di rimozione totale di quelle inutili protuberanze uretrali: per mantenere "veramente" dalla buona salute nel tempo fisica, morale ed occulta; proprio fino all'immortalità che si contiene (attualmente vissuta quotidianamente nei propri sogni) ...


* Gli altri dettagli su questa Prima Formula
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