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La ghiandola pineale. Movimento oggetti con i poteri mentali
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fefelir







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MessaggioInviato: Dom Gen 09, 2011 4:48 pm    Oggetto: Great ! La ghiandola pineale. Movimento oggetti con i poteri mentali
Descrizione: Fissare gli occhi a sinistra per circa trenta secondi: si montano oggetti specifici con la mente...
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Spinoza, Sulla ghiandola pineale
B. Spinoza, Etica, Parte quinta, Prefazione

La ghiandola pineale serve nel far riuscire per forza le qualunque azioni che si vogliono compiere, sia concrete, che astratte, che occulte.

Dal mondo nei sogni e concentrandosi: "guardando con gli occhi fissi a sinistra per 30 secondi circa", si montano i relativi oggetti con la mente richiesti che in ogni caso comprendono proprio ogni generico fattore (anche eccitante ed erotico) funzionale che porta praticamente proprio all'immortalità che si contiene (attualmente vissuta nei propri sogni).
Ad esempio si può notare l'inserire di una serranda virtuale in una apposita finestra che si monta veramente anche nel modo relativamente eccitante ed erotico, attualmente che poi scompare nell'attesa dell'imminete fine del ciclo del male...


STORIA La Parte quinta dell'Etica (dedicata alla libertà) è incentrata sull'uso della “potenza della ragione” nel controllo e nel dominio degli “Affetti”, cioè nella liberazione dell'uomo dalla schiavitù delle passioni. Si tratta quindi di vedere in quale modo si possa proficuamente usare la ragione: certamente i meccanismi della mente non sono quelli descritti da Descartes quando parla della “ghiandola pineale”.

Qui, dunque, come ho detto, tratterò soltanto della potenza della Mente, ossia della ragione, e prima di tutto mostrerò quanto e quale potere essa abbia sugli Affetti nel frenarli e nel moderarli.
Infatti, ho già dimostrato prima che noi, su di essi, non abbiamo un potere assoluto. Gli Stoici tuttavia ritennero che gli Affetti dipendono assolutamente dalla nostra volontà, e che noi possiamo dominarli completamente. Smentiti però dall'esperienza, non già dalle loro teorie, furono costretti a riconoscere che occorre non poco esercizio e impegno per frenarli e moderarli; il che - se ben ricordo - qualcuno ha cercato di mostrarlo con l'esempio dei due cani, uno domestico e l'altro da caccia; perché proprio con l'esercizio riuscì finalmente ad ottenere che il cane domestico cacciasse, e quello da caccia, al contrario, si abituasse a non inseguire le lepri.
A questa opinione Cartesio è non poco favorevole.
Egli, infatti, ammette che l'Anima, o Mente, è unita principalmente a una parte del cervello, detta ghiandola pineale, per mezzo della quale la Mente sente tutti i moti che sono eccitati nel Corpo e gli oggetti esterni; e la Mente può muovere in vari modi questa ghiandola, basta che lo voglia.
Afferma che questa ghiandola è sospesa in mezzo al cervello in maniera che può essere mossa anche dal più piccolo movimento degli spiriti animali. Inoltre ha stabilito che questa ghiandola sta sospesa in mezzo al cervello in tanti diversi modi, quanti sono i diversi modi con cui gli spiriti animali urtano contro di essa, e che inoltre in essa vengono impresse tante varie tracce quanti sono i vari oggetti esterni che spingono gli stessi spiriti animali verso di essa, per cui accade che, se in seguito, mossa in diversi modi per volontà dell'Anima, la ghiandola si dispone in questo o in quel modo in cui già una volta era stata disposta dagli spiriti, agitati in un modo o nell'altro, allora la ghiandola stessa spingerà e determinerà gli spiriti animali nel medesimo modo in cui prima erano stati spinti da una simile disposizione della ghiandola.
Afferma, inoltre, che ogni singola volizione della Mente è unita, per natura, a un certo qual movimento della ghiandola.
Per esempio, se uno ha la volontà di guardare un oggetto lontano, questa volontà farà si che la pupilla si dilati; ma se pensa solo a dilatare la pupilla non servirà a niente averne la volontà, perché la Natura non ha congiunto il movimento della ghiandola, che serve a spingere gli spiriti verso il nervo ottico in modo conveniente per dilatare o contrarre la pupilla, con la volontà di dilatarla o contrarla, ma solo con la volontà di guardare gli oggetti lontani o vicini.
Infine afferma che, sebbene ogni movimento di questa ghiandola sembri connesso per natura a ogni nostro singolo pensiero fin dalla nascita, questi movimenti possono tuttavia congiungersi ad altri pensieri, per abitudine, e questo si è sforzato di provarlo nell'Articolo 50 alla I parte delle Passioni dell'anima.
Da ciò conclude che non c'è alcuna Anima tanto debole che non possa, se ben diretta, acquistare un potere assoluto sulle sue Passioni. Infatti queste, come lui le definisce, sono: percezioni o sensazioni o emozioni dell'anima, che si riferiscono ad essa in modo speciale e che (nota bene) si producono, si conservano e si rinforzano per mezzo di qualche movimento degli spiriti (vedi l'Articolo 27 della I parte delle Passioni dell'anima).
Ma poiché a qualsiasi volizione possiamo congiungere qualsiasi movimento della ghiandola, e, conseguentemente, degli spiriti; e poiché la determinazione della volontà dipende dal nostro solo potere; se, dunque, determiniamo la nostra volontà con giudizi fermi e sicuri, secondo i quali vogliamo dirigere le azioni della nostra vita, e se a questi giudizi congiungiamo i moti delle passioni che vogliamo avere, acquisteremo un assoluto dominio sulle nostre Passioni.
Questo è il parere di quell'illustrissimo uomo (per quanto deduco dalle sue parole), e avrei stentato a credere che fosse stata enunciata da un Uomo cosi grande, se fosse stata meno acuta.
Certo non mi meraviglierò mai abbastanza che un Filosofo, che aveva fermamente stabilito di non dedurre niente se non da principi di per sé evidenti, e di non affermare niente che non percepisse in modo chiaro e distinto, e che tante volte aveva criticato gli Scolastici perché avevano voluto spiegare cose oscure mediante qualità occulte, ammetta un'Ipotesi più occulta di ogni occulta qualità.
Che cosa intende, mi domando, per unione della Mente e del Corpo?
Quale concetto chiaro e distinto ha, io dico, di un pensiero strettamente unito a una certa particella di quantità?
Avrei voluto proprio che egli spiegasse questa unione mediante la sua causa prossima.
Ma egli aveva concepito la Mente cosi distinta dal Corpo che non ha potuto assegnare alcuna causa singola né a questa unione né alla stessa Mente; ma gli è stato necessario ricorrere alla causa di tutto l'Universo, cioè a Dio. Inoltre vorrei proprio sapere quali gradi di moto può imprimere la Mente a questa ghiandola pineale, e con quanta forza può tenerla sospesa. Infatti non so se questa ghiandola sia fatta roteare più lentamente o più velocemente dalla Mente che non dagli spiriti animali, e se i moti delle passioni, che abbiamo congiunto strettamente con saldi giudizi, non possano venirne disgiunti di nuovo da cause corporee; dal che seguirebbe che, pur avendo la Mente fermamente deciso di andare contro i pericoli, e avendo quindi congiunto a questo decreto i moti dell'audacia, la ghiandola, tuttavia, visto il pericolo, si disporrebbe in modo tale che la Mente non potesse pensare ad altro che alla fuga; e, certo, non essendovi alcun rapporto fra la volontà e il moto, non vi è neppure una possibilità di confronto fra la potenza o le forze della Mente e del Corpo; di conseguenza le forze del Corpo non possono essere mai determinate dalle forze della Mente. Si aggiunga che non si è trovato come questa ghiandola, situata in mezzo al cervello, possa tanto facilmente e in tanti modi roteare, e che non tutti i nervi si protendono fino alla cavità del cervello. Tralascio, infine, tutto ciò che egli asserisce sulla volontà e sulla sua libertà, perché ho già mostrato, più che a sufficienza, che è falso.
Poiché, dunque, la potenza della Mente, come prima ho mostrato, è definita dalla sola intelligenza, i rimedi degli Affetti, che tutti credo conoscano per esperienza ma non osservano accuratamente e non vedono in modo distinto, li determineremo con la sola conoscenza della Mente e da tale conoscenza dedurremmo tutto ciò che riguarda la sua beatitudine.

(B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino, 1988, pag. 341-344)
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MessaggioInviato: Dom Gen 09, 2011 4:48 pm    Oggetto: Adv





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MessaggioInviato: Dom Gen 09, 2011 5:18 pm    Oggetto:  Ghiandola H o Pineale: la sede dell'anima (storia e lezioni)
Descrizione:
Rispondi citando

Secondo Cartesio, il corpo e l’anima immateriale, principio del pensiero e della volontà, sono sostanze separate.
Per spiegare in che modo esista un’interazione tra di esse e in che modo l’anima, tramite la volontà, possa guidare il corpo, egli ricorre a una ghiandola, che nel trattato sull’Uomo chiama ghiandola H:
si tratta dell’epifisi, in greco konàrion, in latino conarium, o «ghiandola pineale», secondo la traduzione abituale utilizzata da Cartesio, per la sua forma simile ad una pigna.
A partire da alcune lettere del 1640 Cartesio la definisce come «la sede dell’anima e il luogo dove si fanno tutti i nostri pensieri».
Nell’Uomo Cartesio la presenta collegata al cervello da alcune piccole arterie, da cui entrano gli spiriti animali, i quali poi fuoriescono e tramite i nervi vanno ai muscoli e alle altre membra per dirigerne il movimento.
Nel trattato le passioni dell’anima, invece, essa non è più collegata al cervello da arterie: galleggia nella sostanza cerebrale, e reagisce al contatto con gli spiriti animali (che la muovono), riflettendoli verso i nervi.
È tramite l’agitazione di questa ghiandola che i movimenti del corpo si incontrano con l’anima, generando quelle particolari percezioni (che Cartesio chiama anche sentimenti o emozioni), che sono le passioni.
Nel passo che proponiamo sono raccolti i passaggi fondamentali del ragionamento di Cartesio: dopo aver definito cosa sono le passioni dell’anima, egli spiega il ruolo della ghiandola pineale, il modo in cui le passioni vengono eccitate nell’anima, il loro effetto e il potere di cui dispone la volontà nel selezionare le risposte attive del soggetto alle passioni.

R. Descartes,
Le passioni dell’anima,
artt. XXVII-XXIX; XXXIXXXII;
XXIV-XXXVI;
XL-XLI, in Opere
filosofiche, a cura di
E. Lojacono, Torino,
Utet, 1994, vol. II,
pp. 611-616; 618
Art. XXVII La definizione delle Passioni dell’anima.


Dopo aver considerato in che cosa le passioni dell’anima differiscono da tutti
gli altri suoi pensieri, mi sembra che sia possibile definirle in maniera generale percezioni o sentimenti o emozioni dell’anima, che si riferiscono particolarmente ad essa e che sono causate, mantenute e fortificate da qualche movimento degli spiriti.

Art. XXVIII Spiegazione della prima parte di questa definizione.
Si possono chiamare percezioni quando ci si serve in generale di questa parola per significare tutti i pensieri che non sono azioni dell’anima né volizioni; non però quando ci si serve di essa solo per significare conoscenze evidenti.
Infatti l’esperienza fa vedere che coloro i quali sono più scossi dalle loro passioni non sono quelli che le conoscono meglio e che esse sono nel numero delle percezioni che la stretta unione esistente fra l’anima e il corpo rende confuse e oscure.
Si possono anche chiamare sentimenti, in quanto sono ricevute nell’anima
alla stessa maniera degli oggetti dei sensi esterni e non sono conosciute
altrimenti da essa. Si possono però ancor meglio chiamare emozioni dell’anima, non soltanto perché questo nome può essere attribuito a tutti i mutamenti che accadono in essa, cioè a tutti i diversi pensieri che le vengono, ma particolari.
Le passioni sono pensieri particolari causati da movimenti degli spiriti
Sono percezioni oscure, sentimenti ricevuti dall’esterno, emozioni che mutano con forza lo stato dell’anima.
Mente perché di tutte le specie di pensieri che essa può avere, non ce ne sono altri che la agitino e la scuotano così fortemente come queste passioni.

De Luise, Farinetti, Lezioni di storia della filosofia © Zanichelli editore 2010
La fil osofi a fr ancese del Sei cent o UNITÀ 3
Cartesio, La ghiandola pineale e la volontà 12 Lezione


Art. XXIX Spiegazione dell’altra sua parte.
Aggiungo che esse si riferiscono particolarmente all’anima per distinguerle dagli altri sentimenti che riferiamo alcuni agli oggetti esterni, come gli odori, i suoni, i colori, altri al nostro corpo, come la fame, la sete, il dolore. Aggiungo anche che esse sono causate, mantenute e fortificate da qualche movimento degli spiriti, al fine di distinguerle dalle nostre volizioni, che si possono definire emozioni dell’anima che si riferiscono ad essa, ma che sono causate da essa stessa; e anche al fine di spiegare la loro causa ultima e più vicina, che le distingue a sua volta dagli altri sentimenti.

Art. XXXI
C’è una piccola ghiandola nel cervello, nella quale l’anima esercita le sue funzioni più particolarmente che nelle altre parti.
Occorre sapere altresì che, sebbene l’anima sia congiunta a tutto il corpo, c’è nondimeno in esso qualche parte nella quale essa esercita le sue funzioni in modo più specifico che in tutte le altre.
Si crede comunemente che questa parte sia il cervello o forse il cuore; il cervello, perché ad esso si rapportano gli organi dei sensi; il cuore, perché è come se in esso si sentissero le passioni.
Esaminando però accuratamente la cosa, mi sembra di avere con evidenza ravvisato che la parte del corpo in cui l’anima esercita immediatamente le sue funzioni non è assolutamente il cuore e neanche l’intero cervello, ma soltanto la più interna delle sue parti, che è una certa piccolissima ghiandola, situata nel mezzo della sua sostanza e sospesa al di sopra del condotto attraverso cui gli spiriti dalle sue cavità anteriori sono in comunicazione con quelli della posteriore, in modo tale che i più piccoli
movimenti che avvengono in essa contribuiscono molto a mutare il corso di questi spiriti e, inversamente, i più piccoli cambiamenti che si producono nel corso degli spiriti contribuiscono molto a cambiare i movimenti di questa ghiandola.

Art. XXXII In che modo si conosce che questa ghiandola è la sede principale dell’anima.
La ragione che mi persuade che l’anima non può avere in tutto il corpo nessun altro luogo se non questa ghiandola, dove esercitare immediatamente le sue funzioni, sta nel fatto che considero che le altre parti del nostro cervello sono tutte doppie, allo stesso modo in cui abbiamo due occhi, due mani, due orecchie, e, infine, sono doppi tutti gli organi dei nostri sensi esterni; in quanto poi non abbiamo che un solo e semplice pensiero di una stessa cosa in uno stesso momento, bisogna necessariamente che ci sia qualche luogo ove le due immagini che
vengono attraverso i due occhi o le altre due impressioni che vengono da un solo oggetto per mezzo dei doppi organi degli altri sensi, possano riunirsi in una sola, prima di pervenire all’anima, affinché non le rappresentino due oggetti invece di uno.
E si può facilmente concepire che queste immagini o altre impressioni si
riuniscano in questa ghiandola per mezzo degli spiriti che riempiono le cavità del cervello; ma non c’è altro luogo nel corpo dove esse possano così essere unite, se non in quanto lo sono state in questa ghiandola.

Art. XXXIV Come l’anima e il corpo agiscono l’una sull’altro.
Concepiamo dunque qui che l’anima abbia la sua sede principale nella piccola ghiandola che sta nel mezzo del cervello, donde s’irradia in tutto il resto del corpo mediante gli spiriti, i nervi e anche il sangue che, partecipando alle impressioni degli spiriti, li può portare per mezzo delle arterie in tutte le membra.
Si riferiscono all’anima, ma non hanno in lei la loro causa, come le volizioni, bensì negli spiriti Il punto di congiunzione tra anima e corpo è la ghiandola
pineale, mossa dagli spiriti.
Questa ghiandola è l’unica parte del cervello non doppia: qui devono unificarsi le immagini e i pensieri
Da questa sede, l’anima agisce sul corpo mediante gli spiriti, i nervi,
il sangue.

De Luise, Farinetti, Lezioni di storia della filosofia © Zanichelli editore 2010
UNITÀ 3 La fil osofi a fr ancese del Sei cent o
Lezione 12 Cartesio, La ghiandola pineale e la volontà


Ricordandoci poi di quanto è stato detto qui sopra riguardo alla macchina del
nostro corpo, cioè che i piccoli filamenti dei nostri nervi sono distribuiti in
modo tale in tutte le sue parti, che, in occasione dei diversi movimenti che vi sono eccitati dagli oggetti sensibili, essi aprono in modo diverso i pori del cervello, il che fa sì che gli spiriti animali, contenuti in quelle sue cavità, entrino in modo diverso nei muscoli e per tal mezzo possano muovere le membra in tutte le diverse maniere possibili; e ricordandoci anche che tutte le altre cause, che possono diversamente muovere gli spiriti, sono sufficienti per condurli nei diversi muscoli, aggiungiamo qui che la piccola ghiandola, che è la sede principale dell’anima, è sospesa tra le cavità che contengono questi spiriti in modo tale che può essere mossa da essi in tante diverse maniere quante sono le diversità sensibili negli oggetti.
Essa però può anche essere mossa diversamente dall’anima, la cui natura è tale che riceve in sé tante diverse impressioni, cioè ha tante diverse percezioni quanti diversi movimenti si producono in questa ghiandola.
Come anche, inversamente, la macchina del corpo è composta in modo tale che, per il solo fatto che questa ghiandola è mossa diversamente dall’anima o da una qualsiasi altra causa, spinge gli spiriti che la circondano verso i pori del cervello, che li conducono attraverso i nervi nei muscoli, per mezzo dei quali fa loro muovere le membra.

Art. XXXV Esempio della maniera in cui le impressioni degli oggetti si uniscono nella ghiandola che sta nel mezzo del cervello.
Così, per esempio, se vediamo un animale venire verso di noi, la luce riflessa dal suo corpo ne proietta due immagini, una in ciascuno dei nostri occhi; queste due immagini ne formano altre due, mediante i nervi ottici, sulla superficie interna del cervello rivolta verso le sue cavità; poi di qui, mediante gli spiriti, di cui le cavità sono ricolme, tali immagini si irradiano verso la ghiandoletta circondata da questi spiriti, in modo che il movimento che compone ciascun punto di una delle immagini tende verso lo stesso punto della ghiandola verso cui tende il movimento che forma il punto dell’altra immagine, che rappresenta la stessa parte di quell’animale; per mezzo di questo le due immagini che sono nel cervello ne compongono una sola sulla ghiandola, la quale, agendo immediatamente sull’anima, le fa vedere la figura di quell’animale.

Art. XXXVI Esempio del modo in cui le Passioni sono eccitate nell’anima.
Inoltre, se quella figura è molto strana e orrenda, vale a dire se è in stretto rapporto con le cose che sono state prima nocive al corpo, questo eccita nell’anima la passione del timore e poi quella dell’ardimento, oppure quella della paura e dello spavento, a seconda del diverso temperamento del corpo o della forza dell’anima, e a seconda se ci si è prima garantiti con la difesa o con la fuga contro le cose, nocive con cui l’impressione presente è in rapporto.
Infatti, in certi uomini, questo fatto dispone il cervello in tal modo che gli spiriti riflessi dall’immagine così formata sulla ghiandola si dirigono di là, in parte nei nervi che servono a volgere la schiena e muovere le gambe per fuggire, in parte in quelli che allargano o restringono gli orifizi del cuore, oppure agitano le altre parti donde il sangue è mandato (al cuore), in tal maniera che il sangue, essendovi rarefatto in modo diverso dal solito, manda al cervello spiriti atti a mantenere i nervi eccitati e aprono i pori del cervello da cui gli spiriti partono verso i muscoli.
La ghiandola è situata in modo tale da essere mossa da tutti i vari movimenti degli spiriti.
Può essere mossa anche dall’anima, che da lei ha ricevuto impressioni.
Il corpo è a sua volta mosso dai movimenti dell’anima e della ghiandola.
Come le immagini si unificano nella percezione attraverso la ghiandola.
Il significato dell’immagine determina una certa disposizione all’azione dell’anima.
Gli spiriti indirizzano nervi, sangue e cervello in modo da stimolare la fuga,
e mantenere l’emozione di paura a fortificare la passione della paura, vale a dire a tenere aperti, ovvero a riaprire, i pori del cervello che li conducono negli stessi nervi..

De Luise, Farinetti, Lezioni di storia della filosofia © Zanichelli editore 2010
La fil osofi a fr ancese del Sei cent o UNITÀ 3
Cartesio, La ghiandola pineale e la volontà 12 Lezione


Infatti, con il solo ingresso in questi pori, questi spiriti eccitano un movimento particolare nella ghiandola, movimento istituito dalla natura per fare sentire all’anima questa passione.
E poiché questi pori si rapportano principalmente ai nervetti che servono a restringere o ad allargare gli orifizi del cuore, questo fa sì che l’anima senta la paura principalmente come se (fosse) nel cuore.

Art. XL Qual è il principale effetto delle passioni.
Infatti occorre notare che il principale effetto di tutte le passioni negli uomini è che esse inducono e dispongono la loro anima a volere le cose cui esse preparano il corpo; di modo che il sentimento della paura l’induce a voler fuggire, quello dell’ardimento a voler combattere e così via.

Art. XLI Qual è il potere dell’anima riguardo al corpo.
La volontà tuttavia è, per sua natura, talmente libera che non può mai essere forzata; dei due tipi di pensieri che ho distinto nell’anima, di cui gli uni sono le sue azioni, cioè le sue volizioni, e gli altri le sue passioni, prendendo questa parola nella sua accezione più generale, che comprende ogni sorta di percezioni, le prime sono assolutamente in suo potere e non possono essere cambiate che indirettamente dal corpo, così come, al contrario, le ultime dipendono assolutamente dalle azioni che le producono e non possono essere cambiate che indirettamente dall’anima, salvo quando essa stessa ne è la causa.
E tutta l’azione dell’anima consiste in questo che, per il solo fatto che vuole
qualcosa, essa fa in modo che la ghiandoletta, alla quale è strettamente congiunta, si muova nella maniera richiesta per produrre l’effetto che si riferisce a tale volizione.
Le passioni governano insieme la disposizione del corpo e la volontà dell’anima.
La volontà, come causa libera di azioni, non può essere piegata dalle passioni, ma le passioni non possono essere cambiate dalla volontà dell’anima.
Il potere dell’anima sta nell’assumere la guida della ghiandola con la volontà.
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