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Le Piramidi e i Faraoni (Egizi): Fantasie e realtà.
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Autore Messaggio
Treccani

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MessaggioInviato: Mer Dic 06, 2006 12:57 pm    Oggetto: Idea Le Piramidi e i Faraoni (Egizi): Fantasie e realtà.
Descrizione: EGITTO: Storia, (turismo e vacanze)
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Enciclopedia dei ragazzi (2006)

Piramidi
di Sergio Pernigotti

Le grandiose costruzioni egizie tra cielo e Terra Quando si parla di piramidi tutti vanno con il pensiero all’antico Egitto. Insieme con la Sfinge, sono i monumenti più noti e più spettacolari che ci abbia lasciato quella civiltà. Così pensiamo noi, ma così si pensava anche nell’antichità, quando le piramidi furono considerate una delle sette meraviglie del mondo, sia per il loro aspetto grandioso sia per l’enorme quantità di lavoro umano che aveva richiesto la loro costruzione. In effetti le piramidi – o almeno alcune di esse – sono tra i monumenti più grandi che gli uomini abbiano mai costruito, non solo nel mondo antico ma in tutta la storia dell’umanità

Fantasie e realtà
Quando guardiamo queste gigantesche colline artificiali che si stagliano nel cielo azzurrissimo d’Egitto sorgendo dalle sabbie del deserto, stentiamo a credere che siano frutto del lavoro umano, e che una società antica e priva di macchine come quella egizia abbia potuto avere le conoscenze scientifiche e la capacità organizzativa per realizzarle. Per questo c’è chi ha ritenuto che le piramidi non possano essere state costruite da esseri umani, ma che siano il frutto delle conoscenze scientifiche di una civiltà superiore, di un popolo di extraterrestri che in epoche antichissime è giunto sul nostro pianeta. Naturalmente si tratta di fantasie che gli archeologi da molto tempo hanno dimostrato essere prive di qualunque fondamento, ma sono significative perché confermano il profondo stupore che proviamo davanti a questi monumenti.

Altri studiosi hanno ritenuto che l’esistenza e la perfezione delle piramidi dimostrano che gli Egizi possedevano una scienza superiore a quella degli altri popoli che permetteva loro di realizzare simili miracoli. Neanche questo è vero, ma ciò non diminuisce la nostra ammirazione per i loro costruttori: le piramidi sono monumenti che ancora oggi, con tutte le nostre tecnologie, sarebbe molto difficile costruire.

Tuttavia a differenza di quanto molti possono pensare, le piramidi non hanno per noi molti segreti; sappiamo quasi tutto di esse: chi le ha costruite, quando e perché. Gli interrogativi a cui non è stata ancora data una risposta definitiva sono quelli relativi alle tecniche che venivano impiegate per la loro costruzione, ma anche questo problema è oggi in via di soluzione.

Che cosa sono le piramidi
Per quanto ciò possa sembrare sorprendente, le piramidi sono soltanto la parte superiore, la sovrastruttura – come dicono gli studiosi – delle tombe in cui vennero sepolti i sovrani egizi per un periodo di quasi mille anni, dal 2650 circa prima della nascita di Cristo sino circa al 1750. Dopo questa data in Egitto non vennero più costruite piramidi, per lo meno non delle stesse dimensioni. Come si vede dalle due date ricordate, si tratta di monumenti estremamente antichi, che risalgono a circa cinquemila anni fa. Per capire esattamente quale era il loro scopo bisogna pensare che le sepolture, in tutta la storia dell’antico Egitto, ebbero un carattere che noi potremmo chiamare modulare: erano cioè composte sempre dagli stessi elementi che, a seconda dei periodi storici, vennero realizzati in modo diverso. Tali elementi erano la camera sotterranea, dove vi era il corpo del defunto; un corridoio o un pozzo che giungeva fino alla superficie; una sovrastruttura che serviva a segnalare la presenza della tomba e a ricevere le offerte per i defunti. Le piramidi erano proprio la gigantesca sovrastruttura delle tombe dei sovrani e talvolta anche di qualche loro familiare.

Perché così grandi
Secondo le concenzioni degli antichi Egizi il re era un dio che discendeva sulla Terra per ritornare in cielo dopo la morte: le dimensioni delle piramidi segnalavano che la tomba che stava sotto o dentro di esse ospitava il corpo di un dio, non quello di un uomo. Naturalmente la costruzione delle piramidi richiedeva un grande impegno da parte degli Egizi, non solo dal punto di vista fisico, comportando l’impiego di grandi masse di operai, ma anche dal punto di vista economico, perché costava molto estrarre la pietra dalle cave e mantenere coloro che lavoravano all’impresa.

A noi sembra stupefacente che un popolo abbia impiegato risorse così immani solo per costruire la tomba dei propri sovrani: evidentemente gli Egizi credevano davvero che il loro sovrano, quello che noi chiamiamo faraone, fosse un dio e che perciò i sacrifici per costruire una tomba degna di lui non fossero mai sufficienti. E questo è accaduto non solo per qualche anno o per qualche sovrano ma per una lunga serie di re e per un periodo di quasi mille anni!

Prima delle piramidi
Le tombe in cui venivano sepolti i re egizi prima che si cominciasse a costruire le piramidi erano molto più ricche delle sepolture della gente comune. Tuttavia, se confrontate con quello che le tombe reali sarebbero diventate in seguito, si possono definire povere. La camera in cui il corpo era deposto si trovava all’interno di un recinto fatto di mattoni crudi, un materiale realmente assai povero e molto fragile.

Accanto al re erano sepolti i funzionari più importanti, che venivano messi a morte nel momento in cui il sovrano moriva: un rito crudele che ben presto sarebbe stato abbandonato e che nasceva dalla convinzione che nel momento in cui ritornava in cielo il faraone avesse bisogno delle stesse persone che avevano lavorato con lui in vita.

La prima piramide
All’incirca fra il 2640 e il 2620 a.C., sotto il regno del re Djoser, durante la terza dinastia, venne costruita la prima piramide. Conosciamo il nome dell’architetto che l’ha progettata, un funzionario di nome Imhotep: un grande intellettuale al quale dobbiamo molte altre cose importanti, e che gli Egizi negli ultimi tempi della loro civiltà adorarono come dio della medicina. Può sembrare strano che un architetto sia diventato dio della medicina, ma Imhotep scrisse probabilmente i più antichi libri di medicina dell’antico Egitto, segno del suo genio, e quindi la sua fama era legata soprattutto a questa attività.

La piramide realizzata da Imhotep era fatta a gradoni, una specie di immensa scala che si alzava verso il cielo e che il sovrano poteva salire dopo la morte per raggiungere gli dei suoi fratelli. Una seconda novità molto importante stava nel fatto che Imhotep costruì la piramide adoperando la pietra, non mattoni crudi ed elementi vegetali, come i tronchi di legno e le frasche di palma. Il grande architetto fece uso della pietra perché sapeva che i mattoni crudi sono molto friabili e durano poco, mentre la pietra è molto più solida e duratura. Per cui, mentre il palazzo reale era destinato a scomparire in breve tempo, la piramide sarebbe diventata una dimora per l’eternità, come era giusto per un dio.

Infine l’ultima grande novità consisteva nel fatto che la piramide era racchiusa all’interno di un grande recinto che comprendeva anche altri edifici in pietra in cui il sovrano avrebbe svolto, una volta giunto nell’aldilà, alcuni riti religiosi di grande importanza, secondo le convizioni degli Egizi.

Dalle piramidi perfette alla decadenza
Qualche tempo dopo, durante quella che noi chiamiamo la quarta dinastia, si cominciarono a costruire piramidi non a gradoni ma con gli spigoli acuti: legate a sovrani come Cheope, Chefren e Micerino, sono le più grandi e le più importanti. La più alta, quella di Cheope, che si trova alla periferia del Cairo, raggiunge i 150 metri circa: una vera collina!

A questo periodo di splendore seguì una lunga decadenza. Le piramidi divennero sempre più piccole e i materiali con cui venivano costruite sempre più scadenti: anche i faraoni dovevano risparmiare e cominciarono proprio dalle tombe. Alla fine le piramidi scomparvero per poi ricomparire qualche secolo dopo, costruite in mattoni crudi: oggi di queste restano solo cumuli di detriti.


Storia dei faraoni delle piramidi - pt1
È del tutto evidente che per mobilitare una forza lavoro di proporzioni tali da costruire un monumento gigantesco come la La Grande piramide di Cheope, era indispensabile che la corte avesse un controllo assoluto delle risorse dell’intero paese, sia della manodopera che degli altri mezzi economici. E dunque, ciò che vediamo al tempo delle piramidi di Giza pone le fondamenta di quello che poi sarà la civiltà egiziana. - Toby Wilkinson, egittologo.

La sfinge di Giza
Agli inizi dell’Epoca Dinastica in Egitto non esistevano edifici in pietra. Poi, verso il 2630 a.C. circa, Imhotep, alto funzionario e gran sacerdote di Ra, progettò e costruì una nuova tomba, assolutamente rivoluzionaria, per il suo padrone, il faraone Zoser, secondo sovrano della III Dinastia; con questa costruzione così innovativa ottenne che il suo nome fosse ricordato per tutto il Periodo Dinastico e dopo ancora. Ma non basta: Imhotep sarebbe stato venerato anche come medico, come mago, come astronomo e persino come dio. Fu lui a realizzare il primo edificio in pietra: la piramide a gradoni di Saqqara. Agli inizi della III Dinastia l’Egitto era forte, e l’unità del paese era andata via via rafforzandosi. Il faraone, coadiuvato dall’élite egiziana, numericamente ristretta e altamente compatta, regnava su tutto il territorio di un paese ormai unificato dalla sua capitale, Menfi, città fortificata, oltre che attivo porto fluviale, e la sua influenza si estendeva a sud fin oltre Aswan, nella Nubia vera e propria. La stabilità politica e un esercizio del potere altamente centralizzato avevano portato una notevole prosperità; ora poi il commercio con il Vicino Oriente e lo sfruttamento delle miniere e delle cave della Nubia e del Sinai facevano affluire nuova ricchezza nella tesoreria reale. Le varie province, governate di fatto da governatori ereditari o nomarchi che risiedevano nelle capitali provinciali, continuavano a godere di una certa indipendenza, ma per il momento i nomarchi accettavano di buon grado l’autorità del faraone. Nel frattempo, del tutto estranea agli avvenimenti politici, la stragrande maggioranza di una popolazione che poteva ammontare a un milione e mezzo, o forse due milioni, di individui viveva in piccole comunità agricole raggruppate attorno a centri cittadini più popolosi. Qui si continuava a coltivare la terra e a beneficiare dei doni del Nilo con metodi ampiamente collaudati dal tempo. Le province erano da sempre fedeli alle divinità locali, la cui dimora erano semplici templi fatti di canne e di mattoni di fango. Tuttavia cominciava a emergere un panteon statale: un’élite di divinità locali che sarebbero state promosse al rango di divinità nazionali e il cui culto, diffuso nell’intero paese, avrebbe rafforzato la posizione del faraone, re-sacerdote semidivino.

Ra di Heliopolis, la divinità solare dalla testa di falco, ben presto avrebbe assunto una posizione dominante tra le varie divinità del panteon nazionale; e infatti, nella sua qualità di nocchiero divino che ogni giorno trasportava il faraone defunto nella sua barca solare, era destinato a giocare un ruolo importante nello sviluppo del culto funerario legato alle piramidi. Non per nulla il falco, che volava alto nel cielo dell’Egitto, sarebbe ben présto diventato un simbolo importante della regalità. Importanza sempre maggiore andava via via assumendo anche Horus di Hierakonpolis, un’altra divinità dalla testa di falco, che sarebbe diventato il figlio della dea- madre universale Iside e del defunto re dell’oltretomba, Osiride. La leggenda di Horus e Osiride — di un figlio vivente che vendica il padre defunto e assume il posto che gli spetta sul trono dell’Egitto — era adombrata nella concezione della regalità egiziana: il faraone vivente veniva considerato Horus, mentre il faraone defunto diventava suo padre Osiride. Sfortunatamente, la storia dei primi anni dell’Antico Regno non ci è ancora completamente chiara (come del resto è per molti altri periodi dalla storia dell’Antico Egitto).

La I e II Dinastia dei fararoni egizi
La I e la II Dinastia sono considerate parte del Periodo Arcaico o Protodinastico, un’epoca affascinante, anche se ancora confusa, in cui si svilupparono appieno la centralizzazione e il sistema di scrittura. Con gli inizi della III Dinastia entriamo nell’Antico Regno, un periodo assai meglio documentato, che tuttavia presenta tuttora molti interrogativi a cui non è stato ancora possibile dare una risposta. L’Antico Regno comprende le Dinastie che vanno dalla III alla VI: le dinastie dei costruttori delle piramidi.

Zoser [Djoser (Zoser)], conosciuto dai suoi sudditi con il nome di Neterikhet, viene universalmente considerato il secondo monarca della III Dinastia, essendo succeduto all’incerto Nebka. Dei suoi successori, Sekhemkhet, Khaba e Huni, sappiamo assai poco.

Il regno del faraone successivo, Snefru, segna l’inizio della IV Dinastia: siamo approssimativamente nel 2575 a.C. Snefru è entrato nella leggenda come un re mite e saggio, un faraone il cui capriccio principale sembra essere stata la passione con cui amava ammirare giovani donne agghindate in trasparenti abiti di rete adorna di perline; al contrario suo figlio Cheope (o Khufu), che gli succedette sul trono, gode di una reputazione diametralmente opposta. Il Papiro Westcar, un fantastico racconto di magia e di avventure scritto molti anni dopo il regno di Cheope, ci mostra infatti un faraone crudele desideroso di decapitare un prigioniero soltanto per mettere alla prova la presunta abilità del suo mago di riportare in vita i morti.

Erodoto, tanto per fare un esempio, aveva pienamente accolto una pubblicità tanto negativa ed è proprio quest’immagine di un Cheope tiranno che colora la sua descrizione della costruzione della Grande Piramide. A Cheope succedette il figlio Chefren, e poi il nipote Micerino; e questi tre faraoni furono i costruttori delle piramidi di Giza che sarebbero poi diventate i veri e propri simboli dell’Egitto. Le semplici tombe a pozzo, fosse ricoperte con cumuli di sabbia o di ghiaia, erano destinate a essere usate per tutto il Periodo Dinastico. Tuttavia, per l’élite egiziana, per coloro cioè che potevano aspettarsi di trascorrere tutta l’eternità all’interno delle proprie sepolture, le tombe a pozzo sembravano troppo semplici e troppo sabbiose, e oltre a offrire uno spazio eccessivamente ristretto per il comfort del defunto, non disponevano di ripostigli né di sovrastrutture imponenti.

Pertanto, nel tentativo di assicurarsi una sistemazione confortevole in cui trascorrere l’eternità, le classi più elevate cominciarono a farsi costruire quelle che oggi vengono chiamate mastabe: strutture basse e rettangolari, fatte di mattoni di fango, erette sopra una o più stanze sotterranee, la cui pianta era copiata da quella delle case in cui trascorrevano la loro vita terrena. Anche i faraoni del Periodo Arcaico, che erano stati sepolti ad Abydos, erano stati deposti in eleganti mastabe. Attualmente le necropoli reali dell’Antico Regno si trovano ai margini del deserto occidentale, non molto lontano dalla capitale.

Dalla mastaba alla piramide
All’epoca della III Dinastia, la camera funeraria della mastaba di solito era situata al fondo di un condotto verticale scavato nello strato di roccia che si trova sotto la sabbia del deserto. In superficie, veniva eretta una solida costruzione nelle cui pareti esterne venivano costruite una o più nicchie destinate ad accogliere le offerte. Queste nicchie si sarebbero poi trasformate in vere e proprie cappelle composte da molte stanze, dove amici e parenti potevano deporre doni e offerte di cibo e bevande con cui alimentare lo spirito del defunto. La mastaba in Egitto sarebbe rimasta in auge molto a lungo: le classi più elevate avrebbero infatti continuato a costruire le loro tombe con mattoni di fango e pietra, mentre i loro sovrani si imbarcavano in nuovi, e molto più ambiziosi, progetti.

Tramonto a Giza
Zoser (Djoser) non fu tuttavia il primo faraone a utilizzare la pietra nella costruzione della propria tomba — le mastabe di Abydos contenevano già vari elementi in pietra. Fu però il primo ad abbandonare completamente i mattoni di fango in favore della pietra. I mattoni di fango non furono comunque considerati un materiale da costruzione di qualità inferiore, e sarebbero stati usati nella costruzione dei palazzi reali fino alla fine dell’Epoca Dinastica. Tuttavia ci si rendeva conto sempre di più che la pietra sarebbe durata molto più a lungo. E poiché le tombe dovevano durare per l’eternità, mentre i palazzi, per quanto grandiosi, erano pur sempre strutture temporanee, si trattava di una caratteristica davvero importante: se la tomba di Zoser si fosse conservata intatta sotto la sua solida sovrastruttura di pietra, anche il suo culto e il suo corpo avrebbero avuto buone probabilità di conservarsi, permettendo così al faraone di vivere per sempre dopo la morte.

Questa improvvisa capacità di costruire monumenti di notevoli dimensioni, e per di più in pietra, dice molto sull’abilità organizzativa di cui disponeva l’Egitto della III Dinastia.

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* L'EGITTO
Bagnato dal Mar Mediterraneo, solcato in lunghezza dal maestoso fiume Nilo, l’Egitto nasconde in sé millenni di storia, natura, opere d’arte e misteri.

A pochi passi dalla nostra cara Italia scoprirete un paese che può regalarvi vacanze da brividi e paesaggi solo sognati; verrete trascinati in un tempo lontano dove Regine e Faraoni regnano ancora incontrastati tra le lande dei deserti Orientale e Occidentale, in quella che un tempo era chiamata la terra di Horus, Iside e Osiride.

Non ci sarà posto al mondo in grado di eguagliare l’imponenza delle grandi piramidi nella piana di Giza; le più famose, quelle di Chefren, Cheope e Micerino, insieme alla Grande Sfinge, rappresentano il fiore all’occhiello di una delle nazioni più ricche di reperti archeologici in questo pianeta.

Ma l’Egitto non è solo storia e scavi archeologici, è anche sole, mare, divertimento e tanto folklore… Non c’è meta più agognata nel Medioriente di una delle cittadine che si affacciano sulle meravigliose rive del Mar Rosso. Se le città di Luxor, Alessandria, Il Cairo… sono i punti di partenza per visitare i resti dell’antica civiltà egizia, Sharm El Sheik, Hurgada, Marsa Alam, El Quseir, Dahab… sono le località marittime più apprezzate dai turisti di tutto il mondo.

L’Egitto è la volta di una realtà che coinvolge una serie di variabili tra le più apprezzate da qualsiasi turista. Dai musei a cielo aperto, alle carovane nei deserti, dai mercati nel cuore brulicante delle città, ai resort più eleganti sulle sponde del Mar Rosso.

In Egitto c’è tutto quello che si può desiderare… Basta un passo, per ritrovarsi nell’alveo della prima grande civiltà apparsa millenni fa sul nostro pianeta.


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Spostato: Sab Dic 10, 2016 5:34 am da zmassimo
da Scienza, Archeologia, Speleologia, Scoperte, Tecnologia, Progetti, Invenzione, Paranormale, Fossili ed Ufo a Storia Dei Secoli. Antico e moderno: cultura, arte, pittura, scultura, mitologia, musei, disegno, libri, poesia, fotografia, modelli, collezioni, mode
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MessaggioInviato: Mer Dic 06, 2006 12:57 pm    Oggetto: Adv






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