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Storia: il Rinascimento in sintesi
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vivalascuola.studenti.it

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MessaggioInviato: Sab Nov 04, 2006 7:30 am    Oggetto: Note Storia: il Rinascimento in sintesi
Descrizione: L'Umanesimo. Letteratura del XIV Secolo. Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Dante Alighieri
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Il Rinascimento in sintesi
di Francesco De Stasio

Con il termine di Rinascimento si indica quel movimento storico, artistico e culturale, che va dalla seconda metà del ‘400 fino ai primi decenni del ‘500, e che coincide con la fine del Medioevo e l’avvento del mondo moderno. Tramite la riscoperta e la ripresa del mondo classico, si assiste ad una completa rinascita della cultura europea, che interessa le arti figurative (pittura, scultura, architettura), le scienze (medicina, filosofia, diritto) e la letteratura.
In questo tutorial, vi faremo una dettagliata sintesi delle novità introdotte da questa corrente, evidenziandone le nozioni basilari, la storia ed i cambiamenti che ne sono derivati.
1 Il Rinascimento affonda le sue radici nell’ Umanesimo, che aveva già apportato un rilevante cambio di rotta sulla concezione esistenziale dell’umanità; si assiste ad un passaggio epocale in cui l’uomo, inteso come singola entità, viene posto al centro dell’universo, come un “artifex mundi” che si libera del potere divino (tipico della dottrina medievale), per assumere una posizione di massimo rilievo. Ad incrementare lo sviluppo del fenomeno ha contribuito il mecenatismo (diffuso maggiormente nelle corti dei signori italiani del tempo), ed una spiccata tendenza ad apprezzare il bello e l’eleganza degli modelli classici.
La culla dell’Umanesimo e del Rinascimento è la città di Firenze; è presso la corte di Lorenzo il Magnifico che vengono accolti umanisti e intellettuali di tutta Italia, artisti e pittori, uomini di lettere e di cultura.
2 Si diffonde una nuova concezione di conoscenza, intesa non solo come acquisizione di nozioni, ma come comprensione e sperimentazione: ciò porta al desiderio di indagine e scoperta, incrementando la ricerca in campo tecnico e scientifico.
L’interesse per la letteratura classica, sia latina che greca, si focalizza sullo studio non più delle “divinae litterae”, ma delle “humanae litterae”, e su un’interpretazione dei concetti in chiave umana, anziché religiosa. Da Firenze, il movimento si propaga velocemente nelle corti di tutta la penisola (Papato compreso) che, spinte dal gusto del bello, si contendono i servigi e le opere dei più importanti artisti del tempo.
Grandi cambiamenti si hanno nella pittura (dove si afferma la prospettiva basata su concetti scientifico-geometrici) e nella scultura (con la ripresa di gusti e modelli classici). Tra gli artisti principali si annoverano Masaccio, Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Michelangelo e Raffaello.
3 Tra i pensatori politici, occupa un posto d’onore Nicolò Machiavelli, con “Il Principe”, in cui delinea l’archetipo del politico per eccellenza, in contraddizione con il feudalesimo medievale. Figura poliedrica del periodo (scienziato, inventore, scultore, pittore e architetto) è Leonardo da Vinci, uno dei maggiori interpreti del Rinascimento italiano, mentre nel campo della letteratura spiccano Petrarca e Boccaccio.
Il movimento termina a metà del Cinquecento, quando l’Europa viene squassata dalla riforma protestante e le Signorie perdono potere, a vantaggio dei nascenti stati nazionali. Un’ultima curiosità: il termine “Rinascimento” è stato coniato solo nell’Ottocento, quando la storiografia inizia ad esaminarne gli aspetti e a chiedersi se si sia trattato di un movimento di rottura rispetto al Medioevo (come sostiene Jacob Burckhardt), o di mera continuità (secondo l’idea di Konrad Burdach).

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L'UMANESIMO
Introduzione
Esistono materie o argomenti, nel corso della propria vita scolastica o universitaria, che possono produrre grane agli studenti. Tra queste materie, notoriamente molto complesse, vi entra di diritto la letteratura italiana. In questa guida, vi lascerò e trascriverò alcuni appunti di letteratura. Tratteremo infatti, un argomento molto importante e significativo per la letteratura italiana: l'umanesimo. Questo termine indica un movimento intellettuale che accompagnò la nascita e lo sviluppo del Rinascimento, dalla seconda metà del quattordicesimo secolo al sedicesimo. Vediamo, quindi, alcuni appunti di letteratura italiana relativi al periodo dell'Umanesimo.
1 La nozione di "Umanesimo" deriva da quella di humanae litterae (discipline letterarie), già presenti nella cultura classica e trasmessa lungo il Medioevo, dalle opere di Cicerone. La cultura "umana" veniva vista ed identificata con il paganesimo e non era dunque di buon occhio. Durante il Medioevo, dunque, per "Umanesimo" poteva intendersi tanto "l'orgogliosa e peccaminosa fiducia dell'uomo in sé", quanto "lo studio delle letterature classiche". Molto spesso la parola Umanesimo viene subito collegata al periodo storico che la "contiene".
2 Spesso, viene infatti chiamato Umanesimo del dodicesimo secolo. Uno dei maggiori esponenti fu Petrarca. Grazie a lui, negli ultimi trenta anni del Trecento, l'Umanesimo divenne programma culturale dell'oligarchia economica e politica. Grazie alla lingua latina poi, l'Umanesimo si diffuse in tutta l'Europa. Molte volte, il termine Umanesimo viene accostato a quello del Rinascimento. Spesso vengono infatti, definiti sinonimi.
3 Ricordiamo infatti che, i primi umanisti, avevano già vivo il senso di "rinascenza" culturale: a loro risale infatti, la periodizzazione che si distingue tra l'età antica, Medioevo e l'età del Rinascimento. A livello storiografico, invece, è solito disegnare con l'Umanesimo, la fase che va dagli ultimi decenni del Trecento agli ultimi del Quattrocento. Approfondimento Letteratura del XIV secolo (clicca qui) L'Umanesimo viene suddiviso comunque in diverse fasi. La prima, detta Umanesimo civile, vede protagonista la figura del classicista militante. Questa figura era attiva su piano politico, culturale ed economico. Questi partecipavano alle attività politiche ed economiche delle classi dominanti. Sono dunque queste le varie ragioni e i modi della nascita e dello sviluppo di questo movimento culturale. Ricordiamo che, l'Umanesimo consiste nella convinzione che l'uomo possa vivere bene senza credenze religiose o superstiziose.


LETTERATURA DEL XIV SECOLO
di Marco Baldo

Introduzione
"Umanesimo” è un termine che deriva dal latino “studia humanitatis”. Fin dalla denominazione si vuole indicare un genere di studio, un'educazione di tipo letterario e filosofico volta ad una formazione completa dell'uomo. Nel corso del XIV secolo si utilizza tale espressione per far emergere i nuovi interessi letterari, filologici e pedagogici che caratterizzano gli studiosi del tempo, nonché il loro entusiasta interesse verso i classici antichi. A voi una panoramica sulla Letteratura del XIV secolo.

1 Le origini
Già un secolo prima la necessità di riscoprire la letteratura classica è piuttosto pressante, ma fu nel XIV secolo che questo impulso iniziale, ancora in fase embrionale, si concretizza. Gli intellettuali umanisti intendono gli autori classici, e soprattutto le loro opere, come elementi integranti di una cultura dotta, patrimonio degli intellettuali. Va sottolineato che la cultura umanistica del XIV secolo, pur ammettendo il valore insostituibile degli esempi classici, si pone in rapporto con la cultura latina e greca su di un piano di libera invenzione e rielaborazione critica più che di mera imitazione, attingendo cioè a piene mani a tale deposito, a tale serbatoio. Gli umanisti, che esaltavano le virtù umane e disprezzavano la plebaglia, costituiscono senza dubbio un'élite culturale in grado di dar inizio ad un movimento estremamente complesso, in quanto letterario, filosofico, politico e religioso. Fin dagli albori l'umanesimo investe tutti i campi della vita intellettuale, opponendo alla cultura medievale, più prossima nel tempo, il recupero dell'antichità classica. Dall'Oriente studiosi come Guarino Veronese o Giovanni Aurispa apprendono il greco e si impegnano duramente nella ricerca dei testi originali di epoca classica. Molti, a cavallo tra il Duecento e il Trecento, si cimentano nelle traduzioni. Si lanciano persino nell'imitazione dello stile di Virgilio e Omero.

2 Francesco Petrarca
Francesco Petrarca (Arezzo 1304 - Arquà 1374) conserva nei suoi scritti la viva consapevolezza del valore esemplare degli “studia humanitatis”, riflettendo al tempo stesso sulla propria esperienza di uomo e letterato e su di una costante analisi di se stesso. Eleganza letteraria, gusto per la latinità e amore per gli Antichi, da interpretare liberamente e farli rivivere, sono tutti pregi riconosciuti a lui dai suoi contemporanei. Introduce le premesse per un tentativo, che culminerà nella generazione di autori successiva, di una scoperta integrale dell'uomo, considerato come essere protagonista della vita civile e della sua vicenda storica. Grande cultore della letteratura classica, ricevette il lauro poetico a Roma nel 1341. I suoi viaggi lo portarono a ritrovare molti manoscritti, copie di testi greci e latini, creduti persi, utili a correggere sgraziate traduzioni altrui. Padroneggiando il latino alla perfezione, scrisse numerose opere in versi ed in prosa. Riteneva che il poema "Africa" gli avrebbe dato la fama, ma esso, composto di nove libri, ci appare freddo ed impersonale, distante dall'epica virgiliana ed omerica. In alcuni punti raggiunge però picchi di ineguagliabile bellezza, soprattutto quando tratta d'amore. Il suo capolavoro è senz'altro il "Canzoniere", una raccolta di rime scritte in volgare, per lui invece di poco conto; si compone di 336 poesie (sonetti, sestine, ballate, canzoni), scritte e rielaborate nell'arco dell'esistenza del poeta e distinte in “Rime in vita” e “Rime in morte” di Laura, la donna che ama. Vari sono gli argomenti trattati: non solo quello amoroso, ma anche politico, morale, religioso. Spiccano infatti due canzoni di tema politico: “Italia mia, benché il parlar sia indarno” (affinché i Signori italiani la smettano di guerreggiare tra loro e di ricorrere per questo ad eserciti mercenari) e “Spirito gentil che quelle membra reggi” (che rappresenta probabilmente un monito a Cola di Rienzo, affinché dia pace a Roma). In esse traluce amore per la Patria ed emergono tutti quei sentimenti che si alternano nello spirito del poeta, dall'affermazione delle virtù della stirpe italica alla commozione per la terra natia, condita dal disprezzo verso i barbari. Il dolore partecipe per la sofferenza del popolo si somma così alla rievocazione delle glorie passate e alla fede in Dio. La maggior parte dei sonetti del Canzoniere sono sull'amore, che per lui è vero e vivo, umano, rivolto cioè ad una donna reale e viva, reale, Laura, di cui ammira l'umana bellezza. Una novità rispetto i poeti del Duecento, che consideravano la donna come un essere angelico e irraggiungibile. Invece l'amore di Petrarca per Laura è decisamente sensuale.

3 Giovanni Boccaccio
Contemporaneo al Petrarca e fiero paladino egli stesso di questa cultura umanistica, Giovanni Boccaccio (Firenze 1313 – Certaldo 1375) detiene il merito di aver mostrato la ricchezza e la duttilità della prosa toscana in volgare, mentre Dante invece si cimenta con la poesia in volgare. Dunque, se Dante ha costruito una commedia ultraterrena, quella del Boccaccio è decisamente una commedia umana del Boccaccio, tono cordiale e intensamente vitale. Approfondimento Giovanni Boccaccio: vita e opere (clicca qui) Nella sua opera principale, Il "Decameron", si incasella e stigmatizza tutta società del suo tempo, dalla nobiltà alla borghesia mercantile, dal clero ai contadini. Racconta di dieci giovani della buona società fiorentina, sette donne e tre uomini che, fuggiti dalla peste del 1348, si rifugiano in una villa di campagna e per far passare il tempo narrano ciascuno una storia su un argomento. Il tema cambia ogni giorno, scelto dal re o dalla regina della brigata. In totale sono cento novelle in dieci giorni (e infatti il titolo in greco significa proprio dieci giorni), che contribuiscono a fornire una vivacissima testimonianza della nuova società comunale, dei mutati costumi e della libertà intellettuale che vi fiorisce. La narrazione si svolge con una prosa particolarmente agile, raffinata ed espressiva, che salta efficacemente da un registro narrativo all'altro: le novelle accennano a eventi tragici come quelli che raccontano e descrivono la peste a Firenze, oppure si sviluppano intorno episodi comici. La tradizione ha dato alla parola “Boccaccesco” un significato riduttivo, come se l'opera si potesse ridurre a una mera raccolta di novelle erotiche. Invece nel Decameron, accanto alla nota celebrazione della giovinezza e dell'amore, vi sono temi profondi come l'esaltazione dell'intelligenza, della ragione, del decoro. Con quest'opera, la fama del Boccaccio si espande in tutta Europa Boccaccio guadagna una notevole fama che lo fa conoscere in tutta Europa. La sua amicizia col Petrarca si approfondisce in quegli anni (1349 – 1351) e ha inizio una fase erudita e classicistica per la sua produzione letteraria, che continuerà quasi interamente in latino.

4 Dante Alighieri
La complessità propria di questi tempi e la cultura comunale appaiono ben incarnate e riassunte nell'opera di Dante Alighieri (Firenze 1265 – Venezia 1321). È vissuto tra il Due ed il Trecento, in un periodo in cui le vicende politiche dell'Italia incidono profondamente sulla vita dei singoli, mentre si assiste a un generale rifiorire della cultura, delle arti e della letteratura. La sua breve esperienza politica si concluderà con l'esilio a vita da Firenze, dal 1301, in seguito alla sconfitta subita dai Guelfi Bianchi, ai quali ha aderito, ad opera dei Guelfi Neri. Al periodo precedente l'esilio risale "La Vita Nova", in cui narra la vicenda del suo amore mai consumato per Beatrice, dall'incontro fino alla morte della donna. Durante l'esilio compone i cento canti della "Commedia", definita dal Boccaccio "divina" per sottolinearne la sublimità. Quest'opera grandiosa rappresenta una sintesi della cultura medievale e al tempo stesso un'allegoria della vita umana nel suo viaggio terreno verso la salvezza, quindi è un'esperienza universale. La "Divina Commedia" fu iniziata probabilmente intorno al 1307 e portata a termine negli ultimi anni della vita di Dante. Egli la denomina Commedia per il lieto fine, dato dalla visione di Dio nel Paradiso ma anche dalla scelta compiuta del volgare. Essa, divisa in tre Cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) di 33 canti ciascuna, composti in terzine incatenate di endecasillabi, descrive il viaggio immaginario di Dante nell'Oltretomba compiuto nel 1300, l'anno del Giubileo. Virgilio lo guida nell'Inferno e nel Purgatorio in un cammino verso la salvezza, verso la beatitudine della visione divina in Paradiso. La lingua utilizzata è certo ciò che ha maggiori conseguenze perché, fino a quel momento, la lingua della cultura in uso presso gli intellettuali era ancora il latino, mentre i vari volgari locali venivano riservati a composizioni poco impegnative, come le poesie d'amore. Scegliere il volgare per un'opera di straordinaria ricchezza e varietà di contenuti, colma di riferimenti filosofici, teologici, astronomici, storici, sembra una provocazione culturale, e Dante subisce rimproveri per questo, ma la sua scelta coraggiosa dimostra in modo tangibile che il volgare può essere uno strumento valido quanto il latino per trattare qualsiasi materia.
La questione della lingua viene approfondita in un'altra opera di Dante, il "De vulgari eloquentia", dove, stavolta in latino, egli riflette anche sull'arte dello scrivere e si dimostra fondamentalmente convinto della pari dignità del volgare italiano rispetto alla lingua francese ed al latino. Infatti osserva che, sebbene sia vero che nessuno tra i quattordici principali dialetti in uso nella penisola presenti le qualità necessarie per imporsi sugli altri, esiste però un'unità linguistica realizzata dai poeti siciliani e toscani, che tramite le loro opere hanno raffinato i rispettivi linguaggi locali.

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MessaggioInviato: Sab Nov 04, 2006 7:30 am    Oggetto: Adv






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