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L'arrivo all'immortalità degli esseri viventi ...

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Merendine italiane e obesità infantile :
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Autore Messaggio
Paola Baraldi

Ospite















MessaggioInviato: Gio Gen 26, 2006 1:09 pm    Oggetto:  Merendine italiane e obesità infantile :
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Perché un sito sulle merendine? Perché è un tema di cui si parla, tanto, forse troppo, sicuramente spesso a sproposito e comunque senza conoscere bene cio’ di cui si discute. A cominciare dal prodotto.
Che cosa sono le merendine appunto? Come sono fatte? Con quali ingredienti? In base a quali ricette? E ancora, è vero che i bambini italiani ne mangiano così tante? E che le merendine sono responsabili del dilagare dell’obesità infantile? Sono davvero così ricche di calorie e di grassi? E questi grassi sono veramente “cattivi” come si dice? Ma soprattutto come si sono evolute le merendine italiane oggi ad alcuni decenni dalla loro comparsa sul mercato? E come hanno risposto le aziende italiane alla richiesta dei consumatori odierni alla ricerca di alimenti sempre più sani leggeri ma anche buoni?
Tutte queste domande, che giustamente i genitori si pongono ogni giorno nel momento di scegliere la merenda per i propri figli, meritano una risposta chiara, esauriente, attendibile.
Il sito cerca di fare proprio questo. Lo fa con l’aiuto di esperti di ogni disciplina: pediatri, nutrizionisti, tecnologi dietologi, psicologi, pedagogisti, dietisti. Cerca di farlo con la massima serietà e il massimo rigore basandosi sui fatti concreti e sui dati scientifici e non sulle credenze comuni o sui pregiudizi che si tramandano di voce in voce. Lo fa in modo chiaro e trasparente per volontà e con l’appoggio dell’Associazione di categoria industriale, L’AIDI, che rappresenta la quasi totalità del mercato di questi prodotti. A voi giudicare se siamo riusciti nel nostro intento.
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Paola Baraldi
Coordinatore editoriale
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MessaggioInviato: Gio Gen 26, 2006 1:09 pm    Oggetto: Adv






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Eugenio Del Toma

Ospite















MessaggioInviato: Gio Gen 26, 2006 1:20 pm    Oggetto:  Obesità infantile. Dibattito in corso :
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Rispondi citando

La parola agli esperti.

EUGENIO DEL TOMA
Primario Emerito di Dietologia e Diabetologia, Ospedale San Camillo - Forlanini. Presidente Onorario Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione.


"Quell'ignoranza colpevole che fa vaneggiare parlando di alimenti killer: non inventiamoci un solo colpevole, l'obesità ha molti padri".
Il presupposto della disinformazione scientifica
Diversi anni fa, quasi inosservato nella marea di articoli e di libri sull'alimentazione, è comparso anche in Italia un libro, scritto da uno dei massimi esperti mondiali di alimentazione: il prof. Fredrick J. Stare, fondatore dell'Harvard University'Department of Nutrition. Purtroppo, solo pochi colleghi medici hanno avuto la fortuna di leggerlo e quindi di evitare affermazioni perentorie ma inesatte sul ruolo degli alimenti, tanto più in un'epoca in cui la medicina deve basarsi sull'evidenza e (si spera) non più sul sentito dire e sull'approssimazione dei luoghi comuni. Nel tranello dei luoghi comuni cadono ogni giorno non soltanto i giornalisti ma perfino dei valenti esperti di altre discipline mediche quando, esulando dal loro settore specifico, si improvvisano nutrizionisti per sentenziare sui pregi o sui demeriti di qualche alimento, magari etichettato erroneamente come "junk food", ovvero "cibo spazzatura".

Ignoranza e Junk Food
In verità, scrive Stare, "tutti i cibi possono essere considerati "cibi salutari", quando vengono consumati come componenti di una dieta equilibrata, ma alla stessa maniera qualunque cibo può diventare "junk" (qualcosa di inutile, privo di valore e da gettare via) quando ne mangiamo quantità così grandi da non lasciare più posto agli altri cibi necessari per un'equilibrata alimentazione".
Questa premessa, figlia dell'antico detto "è la dose che fa il veleno", già basta a sintetizzare i meriti ma anche i pericoli delle merendine, delle patatine fritte, degli hamburger o di qualsiasi altro cibo consumato senza regole. Chiunque sia minimamente aggiornato sul progresso delle tecnologie alimentari sa bene che le attuali merendine contengono esattamente quanto testimoniato in etichetta e non comportano alcun problema igienico o salutistico. Il problema, semmai, nasce dal fatto che
trattandosi di cibi gradevoli al gusto possono entrare nella dieta non come pezzo unico ma...in più esemplari! E questo avrebbe dovuto saperlo anche chi vaneggia di "alimenti killer" o chi suggerisce di stampigliare sulle merendine moniti analoghi a quelli previsti per il fumo: "nuoce alla salute".

Calorie vere o presunte delle merendine
La lotta all'obesità è un impegno che riguarda e preoccupa chiunque si occupi di sanità pubblica.
L'OMS, il massimo tutore mondiale della salute, lo ha chiaramente ricordato ai Governi di tutti i Paesi, ma è con l'educazione ai consumi e non con la diffamazione di qualche alimento che si deve costruire una strategia comportamentale, fondata in primo luogo sulla revisione dello stile di vita e non solo sul numero delle calorie ingerite.
Riguardo all'apporto energetico delle merendine, è bene che i "laudatores" di tutto ciò che è passato sappiano che una merendina tipo Pandispagna, del peso di 40 grammi, ha un potenziale energetico di 185 calorie (Tabelle di composizione degli alimenti, INRAN).
Viceversa, una piccola rosetta (50 g di pane) con 30 g di salame fornisce ben 266 calorie e se il ripieno è di crema di cioccolato le calorie salgono a 300, se poi si preferisce una normale porzione di gelato di crema e cioccolato si avranno a disposizione non meno di 230-250 calorie.
Inoltre, vale la pena di citare un'apposita ricerca, pubblicata a suo tempo dall'Unione Nazionale Consumatori, sulle caratteristiche di 17 tipi diversi di merendine prelevate nei normali punti di vendita.
La media dei prodotti dava un peso di circa 38 g con 163 calorie per pezzo; è interessante precisare che il 65% delle calorie proveniva dai carboidrati (43% dall'amido e 22% dagli zuccheri semplici) ed il 30% dai grassi.
Quindi non è affatto vero che il contenuto calorico di una sola merendina industriale è particolarmente alto e squilibrato.

Il bilancio energetico non è fatto di sole entrate
Tra i luoghi comuni della dietologia da salotto (ma anche nelle esternazioni di medici, peraltro giustamente allarmati dall'epidemia di obesità) ricorre, ostinatamente, quello della prevalente responsabilità delle merendine e degli hamburger, ma anche delle pizzette e delle bibite dolcificate, nel sovraccarico calorico della dieta e quindi nell'aumento ponderale dei ragazzi e degli adolescenti.
Davvero troppo comodo e semplicistico scaricare su alcuni alimenti le colpe di uno stile di vita sbagliato e di un'educazione alimentare subappaltata dalla scuola agli spot pubblicitari e ai "consigli per gli acquisti"!
Bisognerà pur mettere ordine nell'alimentazione dei ragazzi ma sarebbe il caso di chiedersi se la minaccia dell'obesità non provenga piuttosto dall'esagerata sedentarietà di questi giovani che non usano più le loro gambe, se non per pochi e brevissimi spostamenti. Questo è anche il pensiero di molti pediatri e dello stesso Ministro della Salute che ha correttamente sottolineato il ruolo negativo della sedentarietà a cui sono assoggettati quasi tutti i ragazzi (non bastano un paio di ore settimanali di qualche gioco sportivo per compensare le ore passate sui banchi di scuola, di fronte alla TV o al computer, non importa che si tratti di Internet o di Play-station).
E' lo stile di vita che va migliorato, senza eccedere negli inasprimenti dietetici, soprattutto in età giovanile quando la parola "dieta" va utilizzata con tatto e parsimonia, ad evitare contraccolpi psicologici peggiorativi! Sulle più autorevoli riviste scientifiche sono comparsi diversi studi che testimoniano non tanto il ruolo dell'eccesso alimentare quanto il pericoloso declino della spesa energetica dei giovani.
E' sbagliato e fuorviante concentrare l'attenzione soltanto sulle "entrate" energetiche (peraltro tutti gli esperti concordano sul dato statistico di una riduzione degli introiti nell'ultimo decennio) sottovalutando il declino ben maggiore della "spesa" energetica giornaliera.
Gli stessi studi sull'aumento della resistenza insulinica e sull'iperinsulinismo compensatorio di molti obesi hanno confermato il ruolo metabolico privilegiato dell'attività muscolare, rispetto ai farmaci e alla dieta, nel prevenire l'evoluzione verso il Diabete di tipo 2.
Purtroppo, i danni dell'eccessiva sedentarietà non possono essere fronteggiati soltanto con la demonizzazione, più o meno immeritata, di merendine, patatine, bibite dolcificate e hamburger. Peccato! Perché migliorare lo stile di vita è molto più difficile che colpevolizzare qualche cibo e bandirlo dalla propria tavola.

CLAUDIO MAFFEIS
Clinica pediatrica dell'Università di Verona Policlinico

"Il vero problema è che non si insegna ai bambini a nutrirsi correttamente, spiegando in che modo e entro quali limiti anche le merendine possono entrare senza problemi nella loro dieta"
I principali obiettivi dell'alimentazione dell'età evolutiva sono 3:favorire un adeguato accrescimento e sviluppo del bambino; favorire e mantenere il suo stato di salute; ridurre il rischio di morbilità e mortalità a lungo termine.
Le abitudini nutrizionali dei bambini che vivono nei paesi occidentali tendono a presentare più eccessi che difetti, tanto da rendere meno agevole il raggiungimento di questi obiettivi primari. L'obesità è infatti in costante aumento tra i bambini (un bambino su sette è obeso durante l'età scolare) e in più del 50% dei casi il bambino obeso si manterrà obeso anche in età adulta. Purtroppo occorre tener conto del fatto che l' obesità nell'adulto, ed in minor misura nell'adolescente, si associa a diabete, ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, tumori.
Quali fattori nella nutrizione di un bambino possono favorire la comparsa ed il mantenimento dell'obesità? Sebbene molto lavoro resti ancora da fare, alcuni dati emergono in modo sufficientemente definito, tanto da poter indirizzare una prima analisi del problema.
I bambini assumono nelle 24 h mediamente di più di quanto riescano ad utilizzare (per la via ossidativa).
La composizione media della loro dieta è tendenzialmente sbilanciata verso l'eccesso di proteine, lipidi e carboidrati a rapido assorbimento e verso una carenza di fibre, ferro e calcio. Pertanto la densità energetica della dieta è tendenzialmente elevata.
La ripartizione di calorie e nutrienti nell'arco della giornata è spesso lontano dalle raccomandazioni (LARN) con carenze il mattino ed eccessi la sera. Lunghe "pause" di digiuno dal pranzo alla cena si associano a più elevati apporti a cena e a ridotti apporti alla colazione
Vi è un maggiore consumo di alimenti confezionati rispetto ai pasti fatti in casa e una maggiore tendenza a consumare un numero sempre più elevato di pasti settimanali fuori casa. Questo influenza la composizione qualitativa dei pasti e le porzioni.
Sempre più bambini hanno la TV in camera. Ciò aumenta del 40% il rischio di obesità per questi bambini. Inoltre molte famiglie hanno l'abitudine di consumare i pasti con la TV accesa in cucina. Questo non favorisce l'acquisizione di abitudini alimentari adeguate nel bambino e lo sviluppo di un corretto rapporto con il cibo.
Il bambino di oggi trascorre sempre più tempo da solo. La solitudine è un potente fattore di stimolo al consumo di cibo.
Impegni di lavoro dei genitori e scolastici dei figli (tempo pieno), la carenze di strutture sicure, comode e a basso costo riducono la possibilità che i bambini pratichino costantemente attività sportiva e/o ricreativa, soprattutto all'aria aperta.
Un secondo aspetto è legato all'eccessiva assunzione di alimenti di origine animale ricchi di grassi saturi e di colesterolo, comune nel nostro Paese, anche nei bambini. Ciò può favorire l'ipercolesterolemia e lo sviluppo dell'aterosclerosi, di cui le prime testimonianze anatomiche sono riscontrabili anche in giovanissima età.

In questo contesto qual è il ruolo delle "merendine"?
Le merendine italiane intese come piccoli prodotti monoporzionati di pasta brioche, pasta frolla o pan di spagna, derivanti dalla tradizione dolciaria del nostro paese di per sé non costituiscono un problema se inserite in modo ragionevole nell'alimentazione globale dei ragazzi.
La cosa importante è far in modo che il bambino abbia nel complesso un'alimentazione sana, adeguata alle sue esigenze, che rispetti anche i suoi gusti e che lo gratifichi.
Questo obiettivo può essere più facilmente ottenuto se il livello di informazione ed educazione alla corretta nutrizione raggiunto dal bambino è sufficiente.
Norme di educazione nutrizionale che facciano acquisire e mantenere al bambino un naturale rapporto con il cibo, dovrebbero sempre essere trasmesse a tutte le famiglie dal pediatra di fiducia.
Attraverso una adeguata educazione nutrizionale il bambino può arrivare più facilmente ad una matura autogestione delle sensazioni di fame e sazietà e a sviluppare adeguate modalità comportamentali in risposta ai vari stimoli ambientali.
Queste sono le vere difese nei confronti di tutti gli errori nutrizionali in cui l'individuo può incorrere. L'esempio in famiglia, soprattutto da parte dei genitori, è il più prezioso per un bambino che sta formando le sue abitudini, il suo gusto e la sua personalità.
Come per tutti gli altri alimenti, l'unico problema legato alle merendine consiste nella quantità e nella modalità di consumo La "merendina" viene prodotta dall'industria per fornire alla famiglia una possibile scelta per la merenda di metà mattina o metà pomeriggio in alternativa ad alimenti più tradizionali o preparati in casa .Non ha alcun senso dunque usare la merendina come sostituto del pasto o come sostituto di componenti primari del pasto, ad esempio verdura o frutta o il secondo piatto oppure al posto del latte o dello yogurt a colazione.
E' importante ricordare inoltre che una merendina ha, se consumata in una sola porzione, un contenuto calorico relativamente ridotto: .in media 150 calorie, cioè il 7-8 % delle calorie assunte mediamente in una giornata da un bambino di 10 anni. Quindi, dal punto di vista calorico una merendina può costituire un'alternativa razionale alla pizza o al panino imbottito o al gelato per lo snack del mattino o del pomeriggio.
L'accoppiamento della merendina con un frutto può essere utile perché garantisce un maggior apporto di fibra, riduce la densità energetica della sola merendina, aumenta l'assunzione in vitamine e minerali, aumenta la sensazione di sazietà, non facendo aumentare in modo rilevante le calorie di questo pasto. Inoltre sappiamo da alcune ricerche che consumare un adeguato piccolo"pasto" pomeridiano comporta un minor apporto calorico a cena, con tutti i benefici di questa pratica e che è di gran lunga preferibile del continuo "snacking" durante il pomeriggio così diffuso soprattutto oltreoceano.
Infine va riconosciuto che il contenuto in colesterolo delle merendine è mediamente basso, circa 30-80 mg/100 g, da 12 a 32 mg per singola merendina pari a quello contenuto in una tazza di latte intero (30mg)%.
- In conclusione, le merendine sono una possibile valida alternativa per la merenda del mattino o del pomeriggio di bambini e ragazzi che non presenta particolari svantaggi rispetto ad altri alimenti comunemente consumati dal bambino stesso.

MICHELANGELO GIAMPIETRO
Specialista in Scienza dell'Alimentazione e in Medicina dello Sport
"L'obesità si previene abituando i bambini a muoversi tutti i giorni: ecco perché per i più attivi le merendine sono meglio degli integratori alimentari"
L'attività fisica è uno strumento, semplice e di basso costo, indispensabile nella prevenzione e nella terapia di quasi tutte le cosiddette "malattie del benessere" che rappresentano la maggior parte delle patologie che colpiscono oggigiorno la popolazione del mondo occidentale, tecnologicamente avanzato ed economicamente opulento.
In particolare, tra queste patologie cronico-degenerative, l'obesità è diventata negli ultimi decenni un problema sempre più importante e diffuso, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) l'ha definita recentemente una "epidemia globale".
Dato che l'eccesso di peso, o per meglio dire di tessuto adiposo o grasso corporeo, dipende da molti fattori, le strategie di prevenzione di questa condizione morbosa non possono concentrarsi esclusivamente sulla restrizione del consumo di cibo.
E tanto ci si può illudere di risolvere il problema criminalizzando i soliti due o tre alimenti (ad esempio le merendine industriali), come se la responsabilità del problema obesità fosse a loro imputabile.
Infatti, nonostante la tendenza, sempre più marcata negli ultimi anni, della popolazione italiana ad un consumo minore di energia (le calorie fornite dagli alimenti), si è assistito a un ulteriore incremento dell'incidenza del sovrappeso e dell'obesità, a testimonianza del fatto che questi fenomeni possono essere spiegati dal concorso contemporaneo, sia pur in proporzione variabile per ciascun soggetto, di più fattori ambientali e non solo da cattive abitudini alimentari.
Tra i fattori ambientali accusati di aver concorso all'attuale situazione di un eccesso di peso così diffuso, un ruolo sempre più decisivo viene attribuito all'acquisizione di uno stile di vita meno attivo rispetto al passato.
La sedentarietà, quindi, è considerata oggigiorno dagli esperti internazionali come la principale causa, insieme alle abitudini.
alimentari scorrette, in termini non solo quantitativi ma anche qualitativi, del progressivo aumento di peso di un'ampia parte della popolazione mondiale, e in particolare tra le fasce di età più basse.
I bambini e gli adolescenti sono particolarmente esposti al rischio di sviluppare una condizione di sovrappeso e/o obesità, così come dimostrato dal crescente numero di soggetti giovani con valori elevati dell'Indice di Massa Corporea (BMI).
In questa fascia della popolazione, l'approccio preventivo-terapeutico all'eccesso di peso attuato attraverso la sola restrizione alimentare presenta un'ulteriore difficoltà, considerata la delicatezza delle specifiche necessità nutrizionali tipiche dei soggetti ancora in fase di accrescimento corporeo e di maturazione biologica.
Infatti, nel caso di soggetti in età evolutiva, per il loro sano e completo sviluppo psico-fisico, è indispensabile che l'alimentazione fornisca giornalmente apporti sufficienti dei vari nutrienti, energetici e non-energetici, realizzabili solo attraverso una razione alimentare completa e variata, senza drastiche restrizioni, qualitative e quantitative, che potrebbero rischiare di favorire l'insorgenza di pericolose condizioni di carenza nutrizionale.
Appare quindi chiaro che, non solo nella popolazione adulta, ma più ancora in quella infantile e giovanile fino a tutta l'adolescenza, è fondamentale promuovere, in maniera quanto più incisiva possibile, campagne di educazione che sostengano con decisione l'acquisizione di uno stile di vita attivo che, non solo preveda un'attività sportiva organizzata, ma inoltre riduca al minimo le attività sedentarie, favorendo la pratica quotidiana del maggior numero possibile di attività spontanee, inserite alla vita di tutti i giorni.
Come avviene ormai da anni nel campo nutrizionale con la cosiddetta Piramide della sana e corretta alimentazione, sarebbe opportuno quindi puntare su una maggiore conoscenza della "Piramide delle attività", coniata nel 1998 dall'American College of Sport Medicine, nella quale sono riprodotte le linee guida per un miglior rapporto con l'attività fisica nell'arco della settimana.

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