Indice del forum

Il Forum Universale

Forum con tutte le soluzioni "reali" ricercate sulla: salute, benessere, filosofia, amore, Astronomia, occulto, magie, miracoli, Religioni, arte, scoperte, cucina; informatica, lavoro, scuola, giochi, TV, sport, motori, musica, umorismo, annunci, lotterie

PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum


Gesù e l'adultera (Gv 8,3-11) :
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Realtà sulle Religioni, Dio, Gesù, Madonna, Demonio e Angeli. Credenze: Bibbia ed altri Testi Sacri, Miracoli. Papi e Santi. Apocalisse prevista
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
zmassimo

Site Admin




Sesso: Sesso:Maschio
Età: 50
Registrato: 16/01/04 09:25
Messaggi: 2202
zmassimo is offline 

Località: SAVONA
Interessi: Evidenziare nelle ricerche scientifiche, a medici e pubblico la formula che mantiene la buona salute nel tempo
Impiego: Commerciante, in attesa di occuparmi delle mie scoperte universali sulla salute e benessere
Sito web: http://www.apparenzebi...


NULL
MessaggioInviato: Ven Giu 30, 2006 4:24 am    Oggetto:  Gesù e l'adultera (Gv 8,3-11) :
Descrizione:
Rispondi citando

Morale e politica
Nell'episodio giovanneo della "donna adultera" si vuol dare di Cristo un'immagine profondamente morale. Infatti, a differenza degli scribi e dei farisei, egli dimostra di saper distinguere fra "peccato" e "peccatore" e di perdonare la donna senza per questo giustificare l'adulterio.

Non solo, ma, chiedendo il perdono per una colpa che, secondo la legge mosaica, meritava la sentenza capitale, il Cristo appare come un fautore ante litteram del moderno abolizionismo. Duemila anni fa la pena di morte, in taluni casi, veniva considerata scontata non solo nel mondo ebraico, ma anche in tutto il mondo allora conosciuto.

Tuttavia, il Cristo "umanista", che qui tiene l'etica rigorosamente separata dalla politica, non è più il Cristo che lotta contro le condizioni sociali che possono portare all'adulterio e quindi all'uso della sentenza capitale. In questo senso, ma solo in questo senso, egli, paradossalmente, assomiglia proprio agli avversari che lo interpellano.

La morale di questo episodio è di tipo stoico, ma senza essere legalistica, altrimenti non vi sarebbe differenza tra Gesù e i suoi accusatori; ed è una morale più sofisticata dello stoicismo, altrimenti non si capirebbe la differenza tra cristianesimo e filosofia greco-romana. Non è comunque una morale rivoluzionaria, cioè tesa a rovesciare i rapporti sociali dominanti, che, nella fattispecie, hanno portato la donna all'adulterio e gli accusatori a chiedere il massimo della pena.

Il Cristo del vangelo di Giovanni chiede semplicemente alle autorità di usare una maggiore flessibilità nel giudizio. Si noti però che, invece di mettersi a discutere sulle possibili attenuanti del caso, egli -come dice il v. 6- "scrive col dito sulla sabbia", cioè assume una posizione che se giuridicamente può apparire "sospensiva" (tant'è che gli accusati sono costretti a "insistere"), sul piano metafisico invece è indicativa di una concezione pessimistica dell'essere umano, ritenuto incapace di vero bene, per cui il racconto non solo fa capire, giustamente, che nessun reato può essere oggetto di sentenza capitale, in quanto non si deve mai escludere una possibilità di recupero, ma induce anche a credere, ingiustamente, che la causa di un qualunque reato sia irrilevante, in quanto la "colpevolezza" viene ritenuta un dato imprescindibile dell'essere umano.

In altre parole, la lezione del Cristo qui delineato non vuole tanto prendere di mira la schematica giurisprudenza rabbinica, che, di fronte a un reato grave, spesso non si preoccupava di capire le motivazioni ad esso sottese: i vangeli già documentano ampiamente di quale attaccamento ossessivo per la legge fossero capaci scribi e farisei.

La novità piuttosto sta nel fatto che il cristianesimo proprio mentre sostiene un principio impensabile per quei tempi (e ancora oggi difficile per molti da condividere), quello per cui bisogna anzitutto accettare l'idea che nessuno può mai ritenersi del tutto innocente (meno che mai di fronte a dio) e quindi nessuno può mai sentirsi autorizzato a richiedere una sentenza di morte, nello stesso tempo tuttavia esso afferma un principio opposto, che porta alla rassegnazione nei confronti dell'arbitrio, quello per cui non potendo nessuno aspirare a uscire dal suo "naturale stato di colpa", diventa del tutto inutile qualunque rivendicazione di libertà o di giustizia, in quanto l'unica persona veramente innocente, Gesù Cristo, ha scelto di morire sulla croce.

In tutto questo c'è qualcosa di paradossale, poiché se davvero si volesse un Cristo spoliticizzato, meramente intento a scrivere col dito per terra, onde sottrarsi alla discussione sulle attenuanti, la morale di questo racconto finirebbe col mettere sullo stesso piano l'adultera e le autorità: il che è moralmente inaccettabile. Infatti, la prima poteva avere, nel compiere quell'infrazione alla legge, molte più attenuanti di quante ne avrebbe potute avere un esponente delle istituzioni che avesse fatto la medesima violazione. Questo poi senza considerare che l'adultera potrebbe anche rappresentare, se vogliamo, un'alternativa, seppur negativa, al legalismo ipocrita, perché semplicistico, dei rappresentanti delle istituzioni, in questo molto più colpevoli di lei.

Il Cristo insomma non coglie qui la violazione della legge come occasione per ripensare i criteri di giustizia e di moralità che dominavano nella società del suo tempo.

Non solo, ma, evitando di farlo discutere in merito all'ambigua posizione politica che scribi e farisei avevano assunto nei confronti di ideali come la giustizia sociale e la liberazione nazionale, l'autore di questo racconto non aiuta certo il lettore a comprendere come il reato della donna in questione fosse ben poca cosa rispetto ai continui "tradimenti" del potere politico ebraico ("popolare", come appunto quello farisaico, o "istituzionale", come p.es. quello sadduceo, il quale, quanto a "tradimenti", non era inferiore a nessuno).

Se tutti sono "potenzialmente peccatori", nessuno lo è più di un altro, per cui il principio della "responsabilità personale" non ha più ragione di sussistere. Col che si finisce col cadere in una situazione senza via d'uscita: apparentemente il racconto sembra avvalorare il principio, facilmente comprensibile, almeno virtualmente, da qualunque onesto cittadino (ebreo o cristiano che fosse), secondo cui la legge è fatta per l'uomo e non viceversa; di fatto invece il racconto porta a credere che, non essendo l'uomo in grado di rispettare neppure lo "spirito" della legge, l'unica soluzione possibile diventa quella di avere pietà del trasgressore.

La conseguenza politica inevitabile è la conservazione dello status quo, sia perché la giustizia sociale diventa impossibile, sia perché la liberazione nazionale (dai romani, come nel caso della Palestina di allora) diventa inutile.

La pietà è rassegnazione
L'immagine di Cristo qui tratteggiata non è molto diversa da quella del Giobbe veterotestamentario, il quale guardava la vita con rassegnazione. Certo, non era la rassegnazione di chi lo accusava di meritarsi il castigo della lebbra (e di tutte le altre disgrazie) per aver commesso un grande peccato, di cui poteva anche non avere consapevolezza, ma era comunque la rassegnazione di chi considerava ogni sventura come una prova mandata da "dio" per misurare il livello della fede.

Non c'è, nel racconto di Giobbe, la volontà "politica" di affrontare e risolvere le contraddizioni sociali per migliorare la realtà. Quando la realtà è troppo contraddittoria -questa la filosofia di Giobbe-, occorre che il soggetto vi si adegui conservando la purezza della sua fede (nella divina provvidenza).

Nel racconto di Giovanni la situazione non è molto diversa: il lettore infatti è invitato, di fronte alla durezza della vita, ad assumere un atteggiamento benevolo, compassionevole, tollerante, proprio per rendere più sopportabile quella durezza.

La frase detta da Gesù: "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra"(v.7), ha un sapore decisamente fatalistico. Peraltro essa suppone che Gesù conoscesse tutti gli astanti, poiché, nel caso in cui qualcuno avesse davvero lanciato la prima pietra, il Cristo avrebbe dovuto dimostrargli con esempi concreti le proprie ragioni.

Qui il Cristo vince i suoi avversari semplicemente perché l'autore del racconto, in maniera idealistica, presenta gli scribi e i farisei come uomini dalla coscienza relativamente "onesta". Essi infatti vanno da lui a chiedere come devono comportarsi sul piano "morale": sanno che la legge condanna l'adultera, ma hanno degli scrupoli nell'applicarla. Scribi e farisei qui appaiono come discepoli "schematici" del Cristo, che ancora non hanno imparato il principio della superiorità dell'uomo sulla legge: alla fine del racconto però gli daranno ragione, seppur malvolentieri (prima gli anziani, i più "riflessivi", poi i giovani, i più "impulsivi"). Anche gli avversari politici devono in qualche modo ammettere che l'unica persona giusta, in quel frangente, era Gesù Cristo.

L'autore del racconto non vuole certo presentare Gesù come un novello Giobbe: questi, infatti, pur ritenendosi giusto, non ne aveva la certezza, poiché non riusciva a spiegarsi il motivo delle sue tante disgrazie; di qui le lunghe e tortuose discussioni con i "saggi" di turno; di qui l'amara conclusione: il giusto può soffrire l'ingiustizia in qualunque momento, se questo deve servire per metterlo alla prova.

La filosofia del libro di Giobbe è la rassegnazione, proprio in quanto si ritiene che il bene possa trasformarsi in qualunque momento nel suo contrario, al solo scopo di mettere alla prova la fede di un individuo che, essendo un essere umano, è ritenuto di per sé tendenzialmente incline al male.

Il Cristo invece non ha dubbi, né deve averli il cristiano che ha fede nella sua "divinità": gli unici beni alla portata dell'uomo sono la coscienza del peccato e la fede nel Cristo redentore. Giobbe si chiedeva come migliorare se stesso; il cristiano sa che solo Cristo rappresenta la perfezione, per cui non può occupare il suo tempo a chiedersi in che cosa ha sbagliato.

L'antistoricità del racconto
Se considerassimo storicamente attendibile il racconto, finiremmo col cadere in una situazione insostenibile, poiché avremmo che le autorità politiche (popolari), da un lato, danno per scontato che si debba applicare la legge e, dall'altro, chiedono a un loro avversario se debbono effettivamente applicarla. Colloqui del genere, fra Gesù e le autorità, al massimo potevano esserci privatamente, come nel caso di Nicodemo.

I farisei non avevano bisogno dell'avallo del movimento nazareno per legittimare il loro potere; semmai per loro doveva essere il contrario. Se gli scribi e i farisei fossero andati da Gesù a chiedergli un parere in merito a questo reato, avrebbero avvalorato, agli occhi della pubblica opinione, l'importanza del movimento nazareno e quindi la giustezza delle critiche politiche che tale movimento faceva al governo giudaico. Il loro compito invece era sempre stato quello di screditarlo il più possibile, proprio per avere il monopolio della critica al sistema dominante. Sono poche le eccezioni in senso contrario.

Scribi e farisei si aspettavano, in genere, una reazione da parte di Gesù che servisse loro non solo a dimostrare che la legge andava applicata così com'era, ma anche a dimostrare che Gesù, in quanto trasgressore della legge (come nel caso del "sabato"), meritava d'essere punito. Il suo rifiuto di considerare la legge mosaica come un dogma lo avevano già verificato nella questione del rispetto del sabato, allorché gli era stato impedito di guarire gli ammalati in quel giorno festivo (e la questione del sabato non era certo meno importante di quella dell'adulterio, almeno per un ebreo).

Essi inoltre sapevano che l'adulterio -in quell'epoca di crisi politica, sociale e normativa- non poteva essere considerato un peccato molto più grave di altri (si pensi p.es. ai mestieri proibiti), da meritare addirittura un'esecuzione capitale. Il potere religioso non aveva più l'autorità morale sufficiente per legittimare sentenze del genere, anche se quello istituzionale, con motivazioni demagogiche, avrebbe potuto autorizzarne l'esecuzione, ma in questo caso non vi sarebbe stato dibattito pubblico sull'opportunità della sentenza. Da tempo il potere aveva perso credibilità agli occhi del popolo, proprio a causa del suo atteggiamento indulgente verso il dominio romano. [Scribi e farisei non erano certo collaborazionisti come i sadducei, però il loro atteggiamento era ambiguo: essi volevano la liberazione nazionale conservando intatte delle tradizioni decisamente superate, oppure basandosi su interpretazioni dualiste o manichee della vita sociale].

Il racconto sembra dare per assodata una popolarità enorme di Gesù, ma se così fosse, non si potrebbe poi spiegare l'ignoranza delle autorità sulla inevitabile risposta ch'egli avrebbe dato alla loro domanda. In tal senso, il v. 6 esprime solo un luogo comune: "Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare". Esso probabilmente è servito per dirimere una controversia scoppiata all'interno della stessa comunità cristiana. Quello degli scribi e dei farisei non era certamente un ceto che di per sé andava considerato totalmente privo di scrupoli morali.

La frase riportata al v.6 avrebbe avuto senso se fosse stata detta all'inizio del vangelo, come fa Marco col racconto della mano inaridita (3,1ss.), là dove si dimostra la superiorità dell'uomo sulla legge. Messa quasi alla fine, quando le autorità da tempo avevano avuto conferma del carattere "eterodosso" del movimento nazareno, quella frase non ha senso. La morte violenta del Cristo non sta forse ad indicare quanto sia facile agli uomini di potere censurare gli aspetti morali della loro coscienza?

I limiti del cristianesimo
Il Cristo di Giovanni (o dell'autore di questo racconto interpolato) è senza dubbio più un filosofo ingenuo che un politico avveduto. Egli s'illude di poter incidere sugli assetti politici conservatori promuovendo delle azioni esclusivamente morali. In tal senso ci si può anche chiedere fino a che punto un individuo moralmente degno, ma spoliticizzato, sarebbe disposto a sacrificarsi per il bene comune.

Naturalmente non si vuol togliere a questo racconto il suo valore umanistico. Si vuol semplicemente evidenziarne il limite politico e quindi la vana pretesa di superare un'esigenza politica di liberazione da un punto di vista esclusivamente morale. Una morale che pretende d'essere autonoma da qualunque impegno politico, rischia facilmente di produrre effetti (non solo politici ma anche morali) contrari a quelli voluti.

Il problema qui non era semplicemente quello di avere o non avere pietà di un'adultera, ovvero di perdonarle un'azione allora considerata, almeno de jure, molto grave (in riferimento alla sola donna, benché Lv 20,10 preveda la morte anche per l'adultero), ma era piuttosto quello di capire le motivazioni ad essa sottese (frustrazione personale della donna? oggettive esigenze economiche? o altro?) al fine di porre le condizioni per una non reiterazione obbligata. Perdonare o condannare non ha alcun senso se non si esaminano le cause che spingono gli individui a compiere determinate azioni. Finché le motivazioni restano, le condanne non sortiranno mai gli effetti desiderati, e se c'è volontà di risolvere le motivazioni non ci sarà bisogno di condanne.

Oltre a ciò, un Cristo politicizzato avrebbe dovuto estendere il concetto di "tradimento" a un atteggiamento più vasto e complesso, riguardante tutti coloro che, pur non essendo "adulteri" stricto sensu, tradiscono i propri ideali, la propria coscienza per ragioni quali il denaro, il potere, l'interesse... Il concetto di "adulterio" spesso nella Bibbia viene usato come sinonimo di "tradimento" delle "istanze popolari" (cfr. Ger 3,6; 5,7; 7,9; Os 4,2; 5,4; Sap 14,12.26; Ez 16,20).

Il fatto che il Cristo, chinatosi, si metta a scrivere col dito per terra, sta proprio ad indicare -nella mente dell'ignoto autore- la sua volontà di non affrontare argomenti di carattere sociale né sottesi alla pratica specifica dell'adulterio, né allusivi alla questione più generale (metaforica) del "tradimento". Il Cristo di questo racconto non cerca un confronto con gli accusatori, ma solo un gesto di pietà, cioè la commiserazione per una donna "debole", ovviamente nella consapevolezza che nessuno è "perfetto" (o che tale si debba sentire). L'indulgenza richiesta nei confronti della donna è in realtà un invito sia a ridimensionare le proprie pretese di perfezione morale, sia, in ultima istanza, le proprie aspirazioni a modificare qualitativamente la realtà sociale oppressiva.

Paradossalmente, proprio mentre si afferma, dal punto di vista morale, che in una società decadente bisogna essere più transigenti nei confronti dei "peccatori", poiché chi giudica spesso non è meno "peccatore"; viceversa, dal punto di vista politico, la transigenza finisce col peggiorare la crisi della società, obbligando gli uomini a tollerare reati sempre più gravi, e questo proprio perché si è usata la transigenza solo in chiave morale, per dei casi singoli, senza considerare la società nel suo insieme.

In sintesi, se sul piano morale il racconto, con qualche sforzo, può essere visto in una luce positiva, sul piano politico i suoi limiti sono evidenti, in quanto il Cristo chiede la pietà per un caso concreto e non la giustizia per la situazione generale. Chiede anzi di rassegnarsi all'ingiustizia generale e di perdonare i più deboli, coloro che la subiscono di più o che non hanno le forze morali per opporvisi individualmente o stoicamente.

Un diverso finale
Poste le cose nei termini visti, il finale del racconto sembra dimostrare che Gesù, in via di principio, sia sostanzialmente d'accordo con gli accusatori della donna, i quali avevano considerato l'adulterio qua talis, prescindendo dalle motivazioni che potevano averlo generato. Da nessuno le circostanze della colpa vengono considerate oggetto di discussione.

La differenza tra la posizione di Gesù e quella degli scribi verte unicamente sui mezzi da usare per punire la donna: gli scribi vogliono la lapidazione (e in questo senso appaiono degli estremisti), Gesù invece, dopo aver preso atto della flagranza della colpa e, se vogliamo del pentimento della donna (che non si è mai difesa), si dichiara disponibile al perdono: cioè dal lato umano egli appare flessibile, tollerante; dal lato politico, invece, appare come un rassegnato all'ingiustizia dominante, poiché non ne mette in discussione le dinamiche sociali.

Il Cristo è favorevole al recupero dell'accusata per motivi di principio, senza che questa abbia neppure promesso di non reiterare l'azione. E' solo alla fine del racconto che Gesù chiede alla donna di "non peccare più". Il vantaggio ch'egli offre è tutto qui, oltre naturalmente allo scampato pericolo di morte.

Egli non solo dà per scontato, giustamente, che nessun ideale di giustizia (neppure quello scriba e farisaico) sia così perfetto da necessitare punizioni esemplari, ma dà anche per scontato, ingiustamente, che ogni ideale è impossibilitato a realizzarsi, per cui il perdono unilaterale, in luogo della rimessa in discussione dei valori dominanti, finisce col diventare una garanzia di maggiore coerenza o di minore illusione.

Alla donna, inevitabilmente, non può essere offerta una vera alternativa di vita (neppure nel senso di una chiamata alla sequela messianica). Le viene soltanto chiesto di rassegnarsi al fatto d'essere colpevole, anche se in tale rassegnazione non deve temere una condanna affrettata, unilaterale, in quanto appunto di fronte a "dio" l'uomo ha sempre torto. Non c'è dialogo sulla motivazione dell'atto. L'ipocrisia del Cristo alla fine appare maggiore, perché più sofisticata, di quella degli scribi, che è indubbiamente rozza e schematica.

In forza di tale ipocrisia, che è sconosciuta al mondo ebraico, essendo stata introdotta dal cristianesimo, si potrebbe anche ipotizzare un'amara prosecuzione di questo racconto, cioè una sorta di "doppio finale".

Proviamo infatti a immaginare cosa sarebbe potuto accadere alla donna che avesse ripetuto la colpa. L'adultera, certo, non poteva sentirsi giudicata da "scribi e farisei" che, quanto a "tradimenti" (in senso lato), erano senz'altro peggiori di lei. Ma come avrebbe potuto sentirsi di fronte a un Cristo che, vedendola peccare una seconda volta, avesse deciso di non perdonarla?

Evitando di analizzare o contestualizzare la colpa, il Cristo non aveva neppure messo in discussione il senso della pena. Ora cosa potrebbe impedirgli di portare la donna, caduta di nuovo nella colpa, alla convinzione che il gesto ripetuto non meriti più alcuna comprensione, non essendoci più valide attenuanti che possano giustificarlo?

Dopo un primo perdono, concesso gratuitamente, per libero consenso di chi avrebbe potuto anche condannarla, la donna non avrebbe più dovuto peccare. Siccome il Cristo non aveva chiesto esplicitamente che si abolisse la lapidazione per "reati" di questo tipo ripetuti nel tempo, la donna, recidiva, non solo rischia di nuovo, col cristianesimo, l'esecuzione capitale, ma rischia pure di doversi sentire indotta a credere che se la merita.

Nel testo insomma la lapidazione sembra non aver senso solo in via transitoria, in quanto il colpevole ha diritto sì al recupero, ma in caso di reiterazione, non solo la pena di morte rischia di diventare inevitabile, ma diventa anche necessaria l'ammissione di colpa da parte del condannato, cioè la convinzione in coscienza d'essere irrimediabilmente colpevole e di meritarsi senz'altro la condanna a morte. In questo caso giustiziare una persona o portarla al suicidio diventerebbero le facce di una stessa medaglia.

Molto ingenua, in tal senso, è la posizione di Ambrogio e Agostino secondo cui la mancanza di questo racconto nei codici antichi fosse dovuta a una deliberata soppressione, in quanto si sarebbe potuto pensare che il Cristo avesse usato un'esagerata misericordia.

CONNETTERSI IN:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

VIDEO:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

_________________
LE PRIME MANSIONI SCIENTIFICHE CHE MANTENGONO LA BUONA SALUTE NEL TEMPO (quello che non si volle mai fare: controllare i corpi) …

LA FORMULA UNICA SINTETIZZATA: che scientificamente non fa più affaticare, invecchiare, ammalare, impazzire, incattivire: con cibi avariati, teppismi, gelosie, invidie, vendette, femminicidio e l'altro attuale inevitabilmente sempre più grave; facendo proprio come per il già possibile FARSI EVIRARE, che non fa più venire voglie "irregolari" e quindi poter tranquillamente uscire di prigione.
Aiutando le prevenzioni, le cure, le guarigioni, non ammazzando i corpi prima o poi a seconda delle loro debolezze genetiche al concepimento "altrettanto misteriose" e non inquinando sempre più complessivamente (di conseguenze a catena, catastrofi, ecc.) ...
- Dalla Spazzatura Spaziale "misteriosa" si deve sapere quindi che si sporca anche dentro i corpi (come gli altri impianti).
La circoncisione riduce del 70% le anche gravi malattie anche perché vengono rimosse varie protuberanze dell'uretra che non servono proprio a nulla di utile "accertato anche dagli urologi" ma si riempono inevitabilmente sempre più di residui di acido urico ed altre relative scorie che si ci stagnano nei solchi uretrali, fermentano, bruciano e pietrificano; intralciando e facendo sempre più perdere l'importantissima circolazione naturale dell'urina all'organo sessuale; la sola e unica causa di proprio tutto di tutto ciò ...
Anche con questa prova, occorrerebbe allenare gli organi sessuali come previsto, ammorbidirli e pulirli periodicamente cominciando dal spalmarglì i già esistenti prodotti antisecchezze (come l'ottimo prodotto "Chilly idratante neutro extra emolliente pH5 clinicamente testato".
Inserire durante il bagno i relativi amidi e sali e, a seconda delle sue minori o maggiori difficoltà, immergere questi in un bicchiere o tazzina di plastica con acqua e bicarbonato, o in circa un centimetro di acido borico, o di aceto, o di collutori anti placche (ad esempio per denti): e strofinare l'inguine, l'intero glande o clitoride e dintorni del circuito urinario sino all'esterno dell'ano proprio come si fa per il bucato", o lavare il tutto con glicerine, qualsiasi saponi, solventi, acidi, olii e simili contenenti agenti sgrassanti, antincrostanti e disincrostanti che assorbono e distruggono completamente quei residui "non facendo male alla pelle" (prelevandoli ad esempio dai detersivi per stoviglie, dagli anticalcari per lavatrici e pulizie WC).
Periodicamente, spalmargli relative pomate come l'itiolo e a volte quelle per ustioni: per lenire il bruciato interno "formando un solo prodotto che contiene tali più prodotti in uno, da inventare di preciso dagli appositi scienziati"; oltre all'assumergli gli appositi cosmetici, integratori e simili. Per migliorare "veramente" le prestazioni delle vie urinarie, della prostata, quindi l'erezione e le altre attività sessuali (evitando proprio sino al via-gra).
Allenare, dilatare e pulire periodicamente l'uretra con le apposite sonde per rimuovere tutta la "come una guarnizione di rumenta" che si forma intorno al suo canale.
E all'occorrenza infine, facendosi effettuare un inevitabile semplice intervento chirurgico di rimozione totale delle protuberanze uretrali; per mantenere "veramente" la buona salute nel tempo fisica e morale ...

* Gli altri dettagli sulla Formula Provata, Accertata e Depositata alla SIAE, al MINISTERO DELLA SALUTE e all'UFFICIO BREVETTI di Roma
Si trovano in:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
e
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Zappa Massimo.
E-MAIL:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

CELL: 3498801301

Nikname: zmassimo
INSTAGRAM, TWITTER:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!

Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
@zmassimo10).
FACEBOOK, SKYPE:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!


- Translation:
Solo gli utenti registrati possono vedere i link!
Registrati o Entra nel forum!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email HomePage Yahoo Messenger
Adv



MessaggioInviato: Ven Giu 30, 2006 4:24 am    Oggetto: Adv






Torna in cima
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Realtà sulle Religioni, Dio, Gesù, Madonna, Demonio e Angeli. Credenze: Bibbia ed altri Testi Sacri, Miracoli. Papi e Santi. Apocalisse prevista Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ore
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum




contatore di visite gratis
Besucherzähler
contatore di visite gratis



Il Forum Universale topic RSS feed 
Powered by